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Letto Smartp@per: la dura replica dei sindacati a Bardi
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Smartp@per: la dura replica dei sindacati a Bardi

Redazione 20 Marzo 2026
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Sulla vicenda Smartp@per è intervenuto il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi con una nota dopo l’incontro in prefettura a Potenza con il prefetto Michele Campanaro. Così il governatore lucano:

“Dando seguito alle indicazioni della III Commissione, ho incontrato il Prefetto sulla vertenza Smart Paper.
Esprimo vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. Auspico che aziende e organizzazioni sindacali possano giungere rapidamente a un accordo. Continueremo a seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda
”.

Un testo conciso che ha alimentato le polemiche di lavoratori e sindacati che dopo una settimana di sit-in ad oltranza sotto la sede dell’ente a Potenza si aspettavano in  intervento più incisivo della politica locale. Di seguito la nota a firma di Uilm, Fismic Confsal, Fim Cisl e Fiom Cigl.

“Prendiamo atto della nota del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ma mai come questa volta si è toccato il punto più basso della rappresentanza istituzionale. Non è solo una questione di assenza fisica, che pure c’è stata ed è stata evidente, perché abbiamo cercato più volte un confronto senza mai riuscire ad ottenerlo, sempre fuori dal Palazzo, sempre di fronte a un Presidente impegnato altrove, non sappiamo se in attività istituzionali o in altri interessi, ma certamente lontano dai problemi reali delle persone. È soprattutto un’assenza politica e morale che oggi si manifesta in tutta la sua gravità. La nota diffusa dopo il presunto incontro con il Prefetto è umiliante, è vergognosa, è offensiva. Era una comunicazione attesa da centinaia di lavoratori riuniti in assemblea, oltre 300 persone che speravano in un segnale concreto, in una presa di posizione chiara, in una convocazione di un tavolo, così come indicato dalla III Commissione Attività Produttive della Regione Basilicata che aveva dato un mandato preciso. E invece nulla. Non sappiamo nemmeno se questo incontro sia realmente avvenuto, se si sia svolto in maniera formale o con una semplice telefonata, perché da quella nota non emerge assolutamente niente. È una dichiarazione vuota, che rappresenta la svalorizzazione totale di una comunità, di un territorio e di una vertenza che riguarda 320 famiglie. Siamo di fronte a un ricatto vero e proprio, costruito da Enel e Smartp@per scaricato su due aziende, Accenture eDatacontact, che stanno agendo come braccia operative di una logica che punta a smembrare e svendere il lavoro in Basilicata. Un ricatto che si traduce in una riduzione di oltre 350 euro al mese per lavoratori che già percepiscono stipendi intorno ai 1.200–1.300 euro, un aut aut inaccettabile: o accetti oppure perdi il posto di lavoro. Questo non è mercato, non è riorganizzazione, è un meccanismo che calpesta la dignità delle persone. Da questa vicenda emerge un dato ancora più grave: la politica regionale, a partire dal suo Presidente, non ha nemmeno la forza di convocare la committenza, non ha il coraggio di mettere Enel davanti alle proprie responsabilità. E questo accade perché il territorio è stato svenduto, perché si è scelto di difendere altri interessi, perché si è costruito un sistema che guarda alle poltrone, alle future candidature, agli equilibri di potere, mentre i lavoratori vengono lasciati soli sotto la pioggia, al freddo, per giorni, con tante donne costrette a stare in presidio lontano dalle proprie famiglie. È inaccettabile che mentre a questi lavoratori vengono tolti più di 350 euro al mese, la politica continui a garantirsi stipendi, indennità e privilegi che arrivano a cifre ben oltre le 10.000 euro mensili. È una distanza che non è solo economica, ma è profondamente morale, ed è questa distanza che sta allontanando sempre di più le comunità dalla politica. Noi abbiamo protocollato richieste, siamo andati all’Ispettorato del lavoro , in Prefettura, abbiamo spiegato le nostre ragioni e ci auguriamo che almeno il Prefetto voglia ascoltare questa comunità nelle prossime ore e convocare un tavolo tecnico serio. Perché non è accettabile che il costo di una gara, peraltro con una committenza pubblica e con utili milionari, venga scaricato sui lavoratori, costretti addirittura ad autotassarsi per continuare a lavorare. Quello che sta accadendo è gravissimo e rischia di creare un precedente pericoloso in tutto il sistema degli appalti, fondato sul dumping salariale e sul ricatto occupazionale. E mentre si parla di parità di genere e di diritti, oggi sono proprio tante donne a essere colpite e lasciate sole in questa battaglia. Vogliamo rispondere anche all’assessore Cupparo. Nonostante l’impegno profuso nei vari incontri, che va riconosciuto e di cui diamo atto, non possiamo accettare la narrazione secondo cui “sono stati salvati i posti di lavoro” come se questo bastasse a chiudere la partita. È vero, i posti di lavoro sono stati salvaguardati, così come era previsto dalla clausola sociale, così come era prevista la continuità occupazionale e la sede di lavoro. Ma caro assessore, qui non abbiamo salvato la dignità dei lavoratori. Perché forse non è chiaro che da oggi e per tutta la loro vita lavorativa questi lavoratori perderanno oltre 350 euro al mese, una perdita strutturale che nessuno restituirà mai più. E le famiglie non vivono di dichiarazioni, non vivono di slogan: le famiglie vivono di salario, e il salario deve essere dignitoso. Non può passare il principio per cui ogni volta una comunità deve scegliere tra lavoro e dignità. Oggi accettiamo il taglio del salario, domani cosa ci verrà chiesto? Di trasformare i contratti da full time a part time? E dopodomani di accettare che i lavoratori non siano più 300 ma 100? E continueremo a dire ogni volta che abbiamo salvato qualcosa? No, non funziona così. Non può funzionare così. Chi ha costruito questa gara al ribasso, chi ha omesso il costo reale del lavoro, chi ha scaricato sui lavoratori il peso di questa operazione deve assumersi le proprie responsabilità. E queste responsabilità devono essere portate a un tavolo vero, con la committenza, con tutti i soggetti coinvolti. Per questo continuiamo a chiedere con forza al Presidente Bardi, all’assessore Cupparo e a Sua Eccellenza il Prefetto: convocare immediatamente un tavolo serio, che metta al centro la tutela del salario, della dignità e del lavoro. Al Presidente Bardi ribadiamo che non bastano parole vuote, non bastano comunicati di circostanza. O si ha il coraggio di difendere i lavoratori e di convocare immediatamente la committenza, oppure si è parte di questo sistema che sta distruggendo lavoro e dignità. Noi non molliamo. La forza e la dignità di queste 320 famiglie sono infinitamente superiori a questa politica che oggi si dimostra debole, distante e incapace. Saremo sotto la Regione, davanti alla Prefettura, nelle sedi istituzionali e nei tribunali, per smascherare questo ignobile ricatto e difendere fino in fondo il valore del lavoro e delle persone”.

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