Schiaffi, scossoni e insulti, atteggiamenti violenti e provocatori su 36 bambini da parte delle maestre dell’asilo “Melograno” del rione Cocuzzo di Potenza. Sono queste le gravi accuse scaturite a margine delle indagini condotte del Nucleo operativo e radiomobile dei Carabinieri di Potenza che hanno portato ad ottobre dello scorso anno, su disposizione della Procura, alla sospensione per tre maestre accusate di maltrattamenti sui bambini.
In particolare, le insegnanti sono accusate di “frasi denigratorie e violenze fisiche, di entità tale da cagionare sofferenze fisiche e morali, idonee a compromettere il regolare sviluppo psico-fisico dei minori”.
Un provvedimento che era arrivato al termine di diversi mesi di accertamenti dopo le denunce arrivate da alcuni genitori preoccupati.
Ma la posizione delle educatrici potrebbe aggravarsi infatti il Tribunale del riesame di Potenza ha accolto a fine gennaio la richiesta del Pubblico ministero di sostituire la misura della sospensione dall’incarico con quella più grave degli arresti domiciliari per tre di loro e per la quarta, in un primo momento non raggiunta da nessun provvedimento, l’applicazione della sospensione.
La richiesta del pubblico ministero della Procura potentina, accolta come detto dal Riesame, prende le mosse da alcune esigenze cautelari, ovvero quelle condizioni che la legge valuta come presupposti per l’applicazione o nel caso specifico l’aggravamento, di una misura restrittiva della libertà personale per gli indagati. Nel dettaglio nonostante la sospensione per le tre maestre abbia una durata di un anno, dunque fino all’ottobre del 2026, per i magistrati non è esclusa la possibilità di reiterazione del reato, infatti nulla vieterebbe alle insegnanti di assumere un incarico in altri ambienti a contatto con dei bambini.
Gli avvocati delle indagate hanno presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del Riesame, a giorni da via Cavour si attende la decisione nel merito.
