Bisognerà solo attendere i risultati dell’autopsia per accertare le cause e le responsabilità della morte di Francesca Nepita, la 36enne originaria di Santa Maria del Cedro ma residente a Scalea, morta sabato 7 febbraio all’ospedale di Lagonegro per delle complicazioni mediche seguite al parto della sua terzogenita.
L’esame post mortem, conferito dal pubblico ministero della Procura di Lagonegro Gianluca Grippo è stato effettuato nella giornata di ieri ad un pool di tre periti guidato dal medico legale Giovanni Zotti e composto anche da un anatomopatologo e da un ginecologo.
La morte di Nepita è arrivata circa un’ora dopo il parto a causa di una emorragia e di due arresti cardiaci. Anche a tutela del personale medico sono stati iscritti nel registro degli indagati quattro sanitari. Una garanzia per gli indagati poiché in questo modo hanno potuto nominare dei loro consulenti di parte che hanno partecipato all’autopsia.
Anche l’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, nella cui competenza afferisce il presidio lagonegrese, ha istituito una commissione d’inchiesta interna. I commissari, a disposizione dell’autorità giudiziaria, hanno sentito medici, ostetriche e infermieri del reparto. La cartella clinica della donna è stata sequestrata.
Conclusa la fase di indagine è arrivato il momento dell’ultimo saluto a Nepita. La sua salma è stata trasferita in mattinata a Scalea nella Chiesa della Santissima Trinità in località Pantano dove alle 15:00 si svolgeranno i funerali. La vittima lascia il marito e oltre alla neonata, le sue altre due figlie di 5 e 9 anni.
Il sindaco della città calabrese della provincia cosentina, Mario Russo ha proclamato per oggi il lutto cittadino.
