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Stellantis: riprende la produzione ma cresce la crisi dell’indotto

Redazione 12 Febbraio 2026
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E’ la logistica il settore più colpito dalla crisi delle aziende dell’indotto di Stellantis. I numeri diffusi dalla Uilm raccontano di una situazione priva di prospettive se si pensa che dal 2015 ad oggi solo in questo ambito gli addetti sono passati da 700 a meno di 200. Parliamo di 500 lavoratori che hanno perso la loro occupazione, 500 famiglie costrette a fare i conti con un settore che in dieci anni si è trasformato da opportunità a simbolo di una crisi generalizzata.

Proprio così perché mentre con nella casa madre il lancio della Jeep Compass, seguito a quello della Ds8, ha riattivato il secondo turno al montaggio e il terzo alla lastratura e Plastica, riducendo la incidenza del contratto di solidarietà, sono sempre di più le aziende che operano a San Nicole che devono fare i conti con licenziamenti o chiusure.

Un destino legato alle fortune di Stellantis e alla ripresa produttiva della multinazionale dell’automotive, settore che detta le fortune dell’indotto.

L’area industriale di Melfi – hanno spiegato  Gianluca Ficco e Marco Lomio, segretari nazionale e regionale Uilm –  rappresenta sin dalla sua nascita una fortissima integrazione fra indotto e stabilimento di assemblaggio finale. Questo modello ha garantito per oltre vent’anni elevati livelli occupazionali, ma oggi la sua stessa esistenza è stata messa a repentaglio da una crisi che affonda le sue radici in scelte politiche europee suicide, meramente ideologiche, inutili per l’ambiente e micidiali per l’industria”.

In questo contesto si collocano le principali vertenze aperte presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. A partire dalla Pmc, che riguarda 88 lavoratori che per la Uilm potrebbe trovare una soluzione solo con un processo di reindustrializzazione. Condizione che potrebbe essere la risposta anche per la vertenza Brose, che coinvolge 65 lavoratori e nasce dalla cessazione strutturale del componente del modulo porta. Non migliore la situazione di Tiberina infatti, alla luce delle nuove auto prodotte, non è garantita  la saturazione dell’attuale forza lavoro di circa 120 addetti, bensì di soli 30.

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