Martedì 27 gennaio 2026 – “Le condizioni economiche e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nelle attività ad alto rischio presso il Centro Olio di Tempa Rossa hanno ormai superato ogni limite di sostenibilità sociale, economica e morale”.
La denuncia è di Giovanni Galgano, coordinatore Uil Oil&Gas.
“Parliamo di personale (Rescue Team) che opera all’interno di un impianto industriale a rischio rilevante, svolgendo mansioni altamente specialistiche, che richiedono competenze elevate, formazione continua e un livello di responsabilità molto alto. Eppure, a fronte di tutto questo, il trattamento economico riconosciuto è semplicemente inaccettabile.
I lavoratori – denuncia Galgano – sono oggi inquadrati con un contratto nazionale (ANISA) sottoscritto da una sola organizzazione sindacale, che prevede una paga base di 1.172,30 euro lordi mensili. Applicando il divisore contrattuale di 173 ore, la retribuzione oraria è pari a 6,77 euro lordi.
Tolti i contributi previdenziali (circa 9,49%) e la tassazione (circa 23%), il netto orario scende a circa 4,72 euro.
Una cifra che stride in modo clamoroso con: – la pericolosità delle attività svolte; – il contesto industriale estrattivo; – il valore economico prodotto in un impianto petrolifero.
Le attività svolte comprendono: – antincendio e partecipazione alle squadre di emergenza; – recupero su fune e operazioni di soccorso in ambienti complessi; – supporto alle attività HSE, soprattutto nei fine settimana e nelle ore notturne, in assenza di personale dedicato; – monitoraggio ambientale, con rilevazioni di gas e sostanze pericolose come H₂S, S₂, TAC; – ulteriori mansioni essenziali per garantire la sicurezza e la continuità operativa del Centro Olio.
Il tutto – prosegue Galgano – avviene in una fase di forte incertezza, a ridosso della scadenza della gara, senza alcuna chiarezza su proroghe o nuove procedure di affidamento.
Mentre in Italia si discute di salario minimo a 9 euro l’ora, è paradossale che nel cuore di un impianto petrolifero – sostiene Galgano – si continui ad applicare un contratto che rappresenta uno schiaffo alla dignità del lavoro, alla cultura industriale e allo sviluppo del territorio.
Per queste ragioni si chiede con forza: – una revisione immediata dei costi della commessa; – l’applicazione di un contratto collettivo dignitoso; – un adeguamento salariale coerente con i rischi e le responsabilità.
Alla luce della specificità delle attività svolte, sarebbe inoltre auspicabile che – sostiene Galgano – i lavoratori venissero assorbiti direttamente da TOTAL, garantendo stabilità occupazionale, tutele adeguate e un trattamento economico coerente con il contesto estrattivo.
Si chiede altresì all’Assessore regionale allo Sviluppo Economico, Francesco Cupparo, di convocare con urgenza un tavolo sindacale, al fine di verificare lo stato dell’arte all’interno degli impianti estrattivi di TOTAL ed ENI.
È ormai necessario fare piena chiarezza: – sullo stato delle estrazioni petrolifere in Basilicata; – sugli impegni assunti dalle compagnie; – sugli investimenti reali; – sul futuro dell’intero comparto, che occupa migliaia di lavoratrici e lavoratori lucani.
La Basilicata – coclude Galgano non può continuare a produrre ricchezza senza garantire futuro e stabilità ai lavoratori. Servono scelte chiare, investimenti veri e una strategia industriale che guardi oltre le estrazioni petrolifere, mettendo al centro lavoro, diritti e sviluppo sostenibile. Il tempo delle attese è finito”.

