È tornato di attualità il tema dei cosiddetti vitalizi dei consiglieri regionali di Basilicata. Si tratta del risultato di un emendamento inserito nel pacchetto delle norme approvate lo scorso 18 dicembre durante la seduta del Consiglio regionale dedicata al collegato alla legge di stabilità regionale 2025.
Quelli che per sintesi sono definiti vitalizi e che nella sostanza altro non sono, consistono in delle indennità differite acquisite da un fondo alimentato dai contributi versati dagli stessi consiglieri regionali, ed equivalente ad un assegno mensile di circa 600 euro che scatta al compimento dei 65 anni di età, a fronte del versamento di contributi pari a 570 euro mensili negli anni di mandato. La norma inoltre è stata dotata di efficacia retroattiva andando ad interessare i consiglieri che hanno occupato gli scranni di via Anzio, all’epoca viale Verrastro, sin dalla decima legislatura instauratasi nel 2013.
Il fatto aveva portato a critiche stizzite dai banchi delle opposizioni espresse durante la seduta consiliare del dicembre scorso alle quali era stato dato ampio spazio su Antennasud. La notizia è arrivata oggi alla ribalta nazionale riconsegnando l’argomento al pubblico giudizio e all’indignazione popolare.
A schierarsi contro la scelta dei componenti del parlamentino lucano sono stati i sindacati con il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa che ha chiesto il ritiro immediato della norma parlando di una norma obbrobriosa e inaccettabile da casta, un vitalizio retroattivo di dieci anni che diventa privilegio anche per i loro eredi.
La soluzione è una sola per il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo: “Abrogare la norma e destinare le risorse del fondo del contributo di solidarietà alla riduzione delle rette delle residenze socio-assistenziali per anziani non autosufficienti”.
Sulla “questione vitalizi” la Uil ha invece annunciato battaglia spiegando come siamo in una fase storica segnata da povertà crescente e pensioni sempre più insufficienti, le istituzioni hanno il dovere di scegliere la giustizia sociale, non il ripristino di privilegi.

