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Letto Precipita la situazione di Polimedica: primi licenziamenti, Cataldi preannuncia le dimissioni da amministratore delegato
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Sanità

Precipita la situazione di Polimedica: primi licenziamenti, Cataldi preannuncia le dimissioni da amministratore delegato

Redazione 13 Gennaio 2026
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Martedì 13 gennaio 2026 – Nell’incontro con i giornalisti  nella sede di Polimedica – alla presenza dell’amministratore delegato Michele Cataldi, Mario Sarli della segreteria Uil Fpl, Vincenzo Castaldi vice sindaco di Melfi, medici, operatori, dipendenti e utenti – sono state presentate decisioni straordinarie, come – è stato spiegato – la situazione straordinaria richiede: le prime sette lettere di licenziamento di dipendenti; la consegna delle chiavi di Polimedica al sindaco di Melfi; Michele Cataldi ha annunciato che rassegnerà le dimissioni da Amministratore Delegato di Polimedica.

Decisioni – ha spiegato Cataldi – che hanno un peso enorme sulle coscienze, assunte  con grande sofferenza, come atto pubblico di responsabilità, perché la comunità sappia che il punto di rottura non è più un rischio futuro: ma purtroppo è già qui.

Il fatto nuovo è la “pronuncia” dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ritiene le scelte compiute dalla Regione nella definizione dei tetti di spesa ”effetti anti-concorrenziali”.
“La ripartizione del budget tra i soggetti privati accreditati – sostiene l’Agcm – dovrebbe avvenire sulla base della misura delle prestazioni rese nei vari ambiti territoriali, valorizzando il livello di efficienza delle singole strutture”.
L’Autorità – contestando il criterio del fatturato storico fissato al 2014, lontano dai fabbisogni attuali – dà 30 giorni di tempo alla Regione per “rimuovere le violazioni esposte”.

Cataldi durante la conferenza stanpa

Nella conferenza stampa sono state ripercorse le tappe della vicenda diventata un’emergenza che non può più essere ignorata: a partire da agosto 2025, la vicenda che coinvolge Polimedica e l’erogazione delle prestazioni in regime di Servizio Sanitario Nazionale nel Melfese–Vulture Alto Bradano si è trasformata in una crisi non più sostenibile.
La struttura melfese – ha detto Cataldi – è di fatto la “punta di iceberg” di una situazione più generale che coinvolge l’intero comparto della specialistica ambulatoriale convenzionata. Non è un conflitto tra “carte” o procedure. In questo quadro, Cataldi ha ricordato un passaggio che pesa come un macigno e attende ancora risposta: il Sindaco di Melfi aveva chiesto semplicemente un confronto ufficiale, pubblico e trasparente.
È doveroso chiarire che la nostra iniziativa sin dal primo giorno- ha continuato – non ha mai ricercato la polemica o uno o più colpevoli, sino alle decisioni dolorose di oggi che non sono scelte spettacolari, è tanto meno messaggi “contro” qualcuno.
È, al contrario, un gesto che nella sua definitività vuole anche rompere la coltre di inerzia e riportare questa vicenda sul terreno che le compete: quello della responsabilità istituzionale, della trasparenza e del diritto alla cura.
Quando le prestazioni SSN si fermano o si riducono, il territorio non perde solo un servizio: perde una parte della propria tenuta sociale. E a pagare sono sempre gli stessi: anziani, cronici, fragili, pazienti che non possono aspettare.

Il vice sindaco Castaldi ha riferito che le interlocuzioni tra il Sindaco Maglione e il Presidente Bardi continuano e che in una delle ultime conversazioni telefoniche Bardi “ha condiviso” la sollecitazione a tenere il Tavolo.
“Licenziamenti e consegna sia pure simbolica delle chiavi della struttura – ha detto – rappresentano una pagina nera che non sarebbe dovuta essere mai stata scritta”.

Di qui il “nuovo appello dell’Amministrazione Comunale, anche alla luce della sentenza dell’Agm perché da istituzioni siamo tutti rispettosi di decisioni di istituzioni a trovare una soluzione”.

Per Mario Sarli (Uil Fpl) “lavoratori e sindacato hanno messo in campo tutte le azioni che erano possibili: dal tavolo di cosiddetto “raffreddamento” dei licenziamenti in Prefettura, a sit-in, mobiltazione sino alla petizione con la raccolta di 5 mila firme di adesione. Non è possibile che una struttura che ha erogato sino a 90 mila prestazioni e che attragga utenti da altre regioni debba smettere di farlo a causa dello “tsunami” delibere di giunta sui tetti. E’ un disastro – ha detto Sarli – di natura sanitaria, sociale ed occupazionale. Nonostante colpevole silenzio registrato sinora da chi avrebbe dovuto dare risposte sindacato e lavoratori continueranno a chiedere il Tavolo interessando di nuovo la Prefettura di Potenza”.

Il cardiologo di Polimedica dottor Capogrosso ha riferito che sono 400 i pazienti cardiopatici che ogni mese si rivolgono al poliambulatorio.
“Non possiamo condannarli a rinunciare alle cure e alla prevenzione”: ha denunciato. Ci sono poi i malati oncologici che aspettano di riprendere le visite e le analisi specialistiche.
“Chi dice adesso a questi pazienti che non possono più rivolgersi qui?”: ha chiesto la dottoressa Fabrizia de Falco. Con l’assegnazione del budget (6%) spesa regionale è come se su 100 pazienti solo a 6 si garantisce la cura e agli altri 94 si dica “arrangiatevi” magari fuori regione acuendo la spesa della mobilità sanitaria: ha sottolineato In sintesi i nodi contestati: criterio di riparto con la prevalenza della spesa storica (2014) rispetto ai reali fabbisogni; trasparenza per assenza o insufficienza di dati  pubblici; metodo segnato da decisioni e scadenze “a pressione”; impatto sociale che porta alla conclusione che chi può paga o parte, chi non può rinuncia.

Le proposte: confronto ufficiale “trasparente e di merito” con il Presidente Bardi, l’assessore Latronico, il Sindaco di Melfi, Asp, sindacato, categorie e rappresentanze territoriali; pubblicazione e consegna dei documenti per conoscere e verificare calcoli, criteri, dati su tetti di spesa e liste di attesa; misure urgenti in grado di garantire la continuità delle prestazioni che il Poliambulatorio ha interrotto dall’inizio dell’anno con conseguenze pesanti sull’utenza

Cataldiha invitato i media, la cittadinanza, i consiglieri comunali, i partiti, i sindacati, le associazioni e tutte le realtà civiche a far sentire il proprio “peso” per smuovere sottovalutazioni, irresponsabilità. In momenti così, la differenza la fanno i gesti di responsabilità e di presenza: perché ciò che sta accadendo ha dell’incredibile e non riguarda “un’azienda”, ma un intero territorio che non merita di essere ignorato e lasciato solo.

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