Martedì 6 gennaio 2026 – Il declino della Basilicata in atto da tempo e ’segnato anche dal sonnambulismo delle istituzioni locali e dalla incapacità delle soprintendenze ministeriali di gestire il patrimonio e i giacimenti culturali presenti nel territorio.
Lo afferma in una nota Pietro Simonetti (Cseres).
Al tempo della rincorsa sfrenata e costosa ad un titolo, capitale di qualcosa, ad un premio, una pergamena, una targa, una menzione, una segnalazione, una tappa di un evento di qualsiasi natura o calibro, si ignorano Castelli, Archivi, insomma la storia e la realtà.
Lavorano i neo-creativi in cerca di commesse, di fatture da staccare con incerti attrattori da proporre a Regione, Comuni, GAL e Pro Loco, a partire dalle ciclovie.
Ed ancora corsi per la pasta fresca, sentieri del benessere senza indicazione e manutenzione, turismo delle radici, delle sensazioni, delle passioni, ricerca simulata del tartufo con cane specializzato sulla terrazza dell’hotel di lusso, in un crescendo di iniziative da esporre alle BIT, alle fiere e ai saloni, eventualmente all’estero: Osaka, Dubai, altri emisferi.
Molte risorse regionali, statali, UE, poca resa. Come è noto.
In questo quadro, dove prevale la promozione della “cultura” e del territorio, non c’è spazio – neppure a titolo di scuola – per una buona gestione di uno dei più importanti siti europei: il Castello Federiciano di Lagopesole.
Chiuso per lavori di ristrutturazione parziale del tetto e altro nel 2020, è stato riaperto dopo anni con una gestione affidata dalla Regione e dal Polo museale di Melfi a una guardia giurata che apre quattro giorni alla settimana, senza bigliettazione né servizi, limitatamente al cortile maggiore, alla Cappella e al Museo del Calice. Tutto il resto è chiuso.
La mostra “Il Mondo di Federico”, molto apprezzata, è stata smontata nel 2020 e dispersa nei magazzini. Costata 2,5 milioni di euro, oggi è inservibile.
Nel 2019 il Castello fu visitato da circa 20.000 persone.
Ecco un esempio scandaloso di gestione di un grande sito mondiale, – denuncia Simonetti – ridotto a luogo dimezzato e disponibile solo per piccoli eventi e per la réclame di privati e dirigenti ministeriali, regionali e comunali.
Poi ci sarebbe da ragionare sui paradossi, diventati ormai sistema.
I tedofori che fanno lo show a Castel Lagopesole: una vampa mediatica ieri e domani di nuovo il deserto. Si vive di spot senza seguito, di eventi che non lasciano nulla.
Il colmo è il corteo dei tedofori che passa sotto il palazzetto CONI demolito – e che non doveva essere demolito – simbolo plastico di una programmazione distrutta. È peggio di Lagopesole.
L’elenco delle incompiute sportive è lungo: Lavangone; la palestra CONI demolita con successivo annullamento della demolizione da parte del Consiglio di Stato; la piscina olimpica progettata e mai realizzata.
Oppure si potrebbe far sfilare il corteo davanti a una delle tante stazioni sciistiche abbandonate: Sirino, Volturino, Sasso di Castalda.
O ancora presso gli attrattori turistici abbandonati: parco e bob di Trecchina, bob del Sirino, parchi avventura dismessi, voli dell’aquila intermittenti.
Fino ai giochi pirotecnici sull’acqua delle dighe di Monte Cotugno, Arena e Sinni: un flop clamoroso, mentre le dighe restano abbandonate, la crisi idrica esplode e le gallerie di collegamento tra Sinni e Sarmento sono crollate o inutilizzabili, così come quelle tra Sauro, Agri e Sinni.
Un fallimento strutturale totale, trasformato in una sagra dello sport, dove il rito dell’evento serve solo a coprire l’assenza di politiche, manutenzione, gestione e visione.
Tutto questo – conclude Simonetti – nel silenzio del Ministero della Cultura, delle sopraintedenze, della Regione che disamministra, dei Prefetti e dei Comuni.

