Martedì 6 gennaio 2026 – L’associazion Famiglia Futura di Matera ha organizzato una conferenza stampa sul tema delle terapie riabilitative e salute dei minori. Sono 130 i bambini in lista di attesa di terapie riabilitative al Centro Rham per quanto riguarda il territorio di Matera. (foto di copertina)
L’iniziativa è stata occasione per fare il punto della situazione alla luce della recente Ordinanza del 17 dicembre 2025 del Tribunale di Matera, ponendo un importante principio di tutela dei diritti fondamentali.
Sono intervenuti Federica Aldrovandi e Guido Galante, presidente e vice presidente dell’Associazione Famiglia Futura e Angela Maria Bitonti, difensore nel giudizio del minore dinanzi al Tribunale di Matera, che ha illustrato i contenuti e le ricadute giuridiche del provvedimento giudiziario.
L’Associazione Famiglia Futura ha fornito un contributo di lettura e riflessione sull’Ordinanza emessa dal Tribunale di Matera in data 17 dicembre 2025, avente ad oggetto l’interruzione di terapie riabilitative logopediche in danno di un minore.
Famiglia Futura ormai da anni denuncia la grave situazione presente in Basilicata dove, a causa di una gestione inefficace delle risorse economiche ed alla reiterata mancata trasparenza relativa ai fabbisogni più volte richiesti, si assiste da anni alla discriminazione a danno di oltre cento minori che necessitano di terapie riabilitative ex art26.
Tali terapie rientrano nei cosiddetti “LEA” (Livelli Essenziali di Assistenza) ovvero le prestazioni sanitarie che il Servizio Sanitario Nazionale italiano è tenuto a garantire a tutti i cittadini, assicurando uniformità su tutto il territorio nazionale e tutelando il diritto alla salute, definendo cosa è fondamentale e non può mancare.
L’Ordinanza del 17 dicembre – si precisa in una nota – rappresenta dunque un passaggio di particolare rilievo giuridico e civile, poiché ribadisce con chiarezza alcuni principi fondamentali in materia di diritto alla salute, soprattutto quando esso riguarda soggetti minori e fragili.
Il Tribunale afferma, in modo netto, che il diritto alla salute, tutelato dall’art. 32 della Costituzione, non si esaurisce in una proclamazione astratta, ma si traduce in una pretesa concreta ed esigibile all’erogazione delle cure necessarie, una volta che queste siano state riconosciute, prescritte e avviate dal Servizio Sanitario.
Di particolare importanza è il principio secondo cui, una volta definito il progetto terapeutico, non residua alcuno spazio di discrezionalità amministrativa tale da giustificare l’interruzione delle cure per ragioni organizzative o finanziarie.
L’Ordinanza sottolinea inoltre che l’interruzione di terapie riabilitative in età evolutiva comporta un pregiudizio grave e irreparabile, poiché incide direttamente sullo sviluppo psicofisico, cognitivo e relazionale del minore. Il danno derivante dalla mancata continuità delle cure non è meramente economico, ma biologico ed esistenziale, e non è suscettibile di adeguata riparazione per equivalente.
Il Tribunale chiarisce altresì che generiche difficoltà economiche o organizzative non possono essere addotte come causa di non imputabilità dell’inadempimento da parte dell’Azienda Sanitaria, gravando su quest’ultima l’onere di dimostrare l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
Alla luce di tali affermazioni, l’Ordinanza richiama indirettamente la responsabilità delle istituzioni sanitarie e politiche nel garantire l’effettività dei livelli essenziali di assistenza e la continuità delle cure, soprattutto quando sono in gioco diritti fondamentali dei minori.

Si auspica che il provvedimento del Tribunale di Matera sia di monito per una gestione trasparente e verificabile del sistema sanitario, fondata su dati oggettivi, programmazione coerente e piena conoscibilità delle scelte che incidono sull’erogazione delle prestazioni essenziali, in particolare quando sono coinvolti diritti fondamentali dei minori.
Un’organizzazione efficiente e trasparente delle cure, infatti, non rappresenta soltanto una garanzia per i cittadini, ma costituisce anche uno strumento essenziale per la corretta gestione delle risorse pubbliche, prevenendo sprechi, soccombenze giudiziarie e conseguenti oneri economici che finiscono per gravare sull’intera collettività.
L’auspicio è che l’Ordinanza richiami alla responsabilità istituzionale, affinché le politiche sanitarie regionali siano orientate alla piena attuazione dei diritti costituzionali, alla continuità delle cure e alla massima trasparenza amministrativa, nell’interesse primario dei minori e della comunità tutta.
Fonte: Sassilive.it

