Lunedì 5 gennaio 2026 – La partita dei dazi negli Usa è tutt’altro che vinta tenuto conto del forte peso dell’export del made in Basilicata sui mercati americani che nel primo semestre del 2025 (dati Banca d’Italia) ammonta, complessivamente, a 86 milioni di euro e che a risentire dei dazi introdotti – anche se ribassati su alcuni prodotti- sono soprattutto quelli agroalimentari e il vino”.
Lo afferma Giambattista Lorusso, presidente Cia-Agricoltori Potenza che aggiunge: “Intendiamo tenere la guardia alta come abbiamo dimostrato a Bruxelles il 18 dicembre scorso con la grande manifestazione non solo contro sciagurate ipotesi di taglio della Pac ma anche perché sul fronte degli scambi economici internazionali decisivo è il ruolo dell’Italia e dell’Unione Europea”.
Nel ricordare la “tremenda” previsione di Svimez della perdita di 13,8 milioni di euro per l’intero comparto agro-industria-alimentare lucano per effetto dei dazi Usa, Cia aggiunge che anche per l’export del vino lucano sui mercati Usa, con i dazi al 15%, il bicchiere rimarrà mezzo vuoto.
Parliamo del 24% delle nostre bottiglie Doc, soprattutto aglianico, che raggiungono ristoranti e store specializzati negli Usa.
Il giro d’affari complessivo del vino lucano è tra i 13 e i 15 milioni di euro. La bottiglia di aglianico di etichetta pregiata potrebbe toccare i 25-30 dollari e quindi allontanare i consumatori dirottandoli verso i vini della California più economici. .
L’analisi dell’Ufficio Studi Nazionale Cia sui dati Istat registra per settembre 2025 un pesante -11%, quarto mese consecutivo di flessione causata dai nuovi dazi Usa. Un arretramento che interrompe un ciclo di crescita pluriennale del Made in Italy oltreoceano e che colpisce in modo significativo la nostra regione particolarmente esposta per la forza e la riconoscibilità delle sue filiere agroalimentari.
“L’attenzione resti alta sulla vera emergenza che ha riunito, nel cuore dell’Europa, 40 organizzazioni aderenti al Copa-Cogeca con più di 10 mila agricoltori. Fermare la proposta di riforma della Pac, targata Ursula von der Leyen – afferma il presidente nazionale Cia Cristiano Fini – è sempre in cima alle nostre priorità e la più stringente ragione della nostra mobilitazione partita da mesi e non intenzionata a fermarsi -ribadisce Fini, al rientro dalla protesta con una folta delegazione confederale-. All’agricoltura, senza la quale non c’è futuro, vanno garantite più risorse ed equità, non quei tagli di budget che sottraggono all’Italia 9 miliardi di euro, né la dissoluzione della Pac in un Fondo unico”.
Amaro il bilancio su questo fronte. “Dalla von der Leyen solo parole di vicinanza. Non serve solidarietà -conclude Fini-. Dalla presidente della commissione Ue ci aspettiamo responsabilità istituzionale, che riconosca l’abbaglio e riveda in toto la sua politica per l’agricoltura, per l’export dei nostri prodotti, e quindi nei rapporti con l’Amministrazione Trump, per il bene della sicurezza alimentare, per i cittadini di tutta Europa”.
Foto di copertina: Lorusso (il primo a sinistra) con i dirigenti della Cia Basilicata

