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Salute e Sanità

“Curarsi in Basilicata”, le proposte di UIL e UIL FPL per rafforzare la rete territoriale, per rendere la sanità lucana più vicina, accessibile e continua

La sfida principale del nuovo Piano Sanitario Regionale è rafforzare la rete territoriale, per rendere la sanità lucana più vicina, accessibile e continua

Redazione 26 Dicembre 2025
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Venerdì 25 dicembre 2025 – “Servizi continuità assistenziale: Uil e Uil Fpl, il territorio deve diventare il vero luogo della presa in carico del paziente, integrando i servizi sanitari, socio-sanitari e sociali in un sistema unitario, radicato nelle comunità locali”.

A ribadirlo sono i segretari regionali Uil Vincenzo Tortorelli e Uil Fpl Giuseppe Verrastro che denunciano la situazione di precarietà assistenziale registratasi nell’area sud della Basilicata.
“La mancanza dei servizi di continuità assistenziale in numerosi comuni del Lagonegrese-Pollino in queste festività natalizie e che rischia di ripetersi per le prossime festività di fine anno, come è già accaduto in occasione del “ponte 2 novembre” in territorio di Latronico ed in occasione di altre festività, conferma che, come hanno individuato Uil e Uil Fpl nel documento “Curarsi in Basilicata”, la sfida principale del nuovo Piano Sanitario Regionale è rafforzare la rete territoriale, per rendere la sanità lucana più vicina, accessibile e continua.
Il territorio deve diventare il vero luogo della presa in carico, integrando i servizi sanitari, socio-sanitari e sociali in un sistema unitario, radicato nelle comunità locali.
La Basilicata, con la sua bassa densità abitativa, la dispersione insediativa e l’invecchiamento demografico, ha bisogno di un modello territoriale flessibile, a geometria variabile, capace di garantire la prossimità delle cure anche nei contesti più periferici.
Le Case della Salute o Case della Comunità – sostengono Tortorelli e Verrastro – devono diventare il fulcro operativo del nuovo modello territoriale, configurandosi come luoghi di integrazione reale tra servizi sanitari, sociali e sociosanitari.

Il loro funzionamento deve essere fondato su équipe multiprofessionali che operano con logiche di medicina d’iniziativa, teleassistenza, presa in carico domiciliare e integrazione socio-sanitaria
In esse devono essere presenti e operare in modo coordinato medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, infermieri di comunità, assistenti sociali e operatori socio-sanitari, insieme ai servizi di prevenzione, consultori, centri vaccinali e sportelli di orientamento socio-sanitario.

Per Uil e Uil Fpl la continuità assistenziale va riorganizzata secondo un modello “a scorrimento”, che accompagni il paziente dal momento della dimissione ospedaliera al ritorno al domicilio, passando per l’assistenza domiciliare integrata e le strutture intermedie.
È in questo continuum che le Case della Salute devono svolgere un ruolo strategico di coordinamento clinico e gestionale, con funzioni di filtro e orientamento, anche grazie al potenziamento del CUP unico,guarnito di figure sanitarie e all’uso di strumenti digitali per la gestione delle prenotazioni, delle liste d’attesa e del monitoraggio dei percorsi.

Il nuovo modello territoriale – proseguono Tortorelli e Verrastro – deve inoltre valorizzare la figura dell’infermiere di comunità e del medico di prossimità, come professionisti chiave di una sanità più umana, partecipata e integrata.
Accanto a queste figure, è necessario un utilizzo più flessibile e intelligente delle professioni sanitarie e tecniche (tecnici di laboratorio e radiologia, ostetriche, fisioterapisti), al fine di costruire équipe multidisciplinari territoriali realmente operative e capaci di rispondere con tempestività alle diverse esigenze di cura.Tra di essi occorre scegliere figure di coordinamento a presidio dei diversi processi di continuita assistenziale.

Le Centrali Operative Territoriali (COT) devono diventare i nodi intelligenti della rete di prossimità: piattaforme di coordinamento tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare, in grado di monitorare in tempo reale i flussi dei pazienti, le dimissioni protette, la disponibilità dei posti letto e l’attivazione dei servizi domiciliari o residenziali.

Il modello che si propone è dunque quello di una “sanità di comunità e di prossimità”, che superi la frammentazione e riporti la salute nei territori, nelle case e nelle relazioni sociali.
Un sistema capace di garantire equità, continuità e partecipazione, in cui ogni cittadino lucano possa trovare risposte adeguate vicino a sé, senza dover migrare per curarsi.

Sono queste le proposte – sottolineano Tortorelli e Verrastro – alla base dell’incontro convocato dall’assessore alla Salute Latronico per il 29 dicembre prossimo per il quale non abbiamo ricevuto invito”.

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