Un’estate non ha potuto spazzare oltre un anno di preoccupazioni dei lavoratori dello stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi e di quelli impegnati nelle aziende dell’indotto. Un 2025 che nel solo primo semestre ha registrato un calo produttivo del 59,4%, con una produzione di 19.070 unità rispetto alle 47.020 dello stesso periodo del 2024. Un crollo causato da diversi fattori, primo tra tutti il graduale passaggio alla produzione dei modelli elettrici.
Lo stabilimento ha riaperto i cancelli da pochi giorni archiviando la vecchia Jeep Compass, ormai fuori produzione ed in attesa di ottobre, quando toccherà la stessa sorte per la Renegade in versione mild hybrid, contestualmente, la produzione della 500X passerà dagli attuali 75 veicoli per turno a 110, in risposta a una richiesta straordinaria proveniente dal mercato algerino.
Guardando all’imminente futuro nel 2026 si andranno ad aggiungere alla Ds8 l’assemblaggio dei sette nuovi modelli tra ibridi ed elettrici. Una ripresa a singhiozzo, la riduzione dei volumi produttivi infatti ha determinato un “momentaneo esubero di personale, gestito attraverso il contratto di solidarietà in vigore fino a giugno 2026, al fine di garantire un minimo salariale”, hanno evidenziato i sindacati. La Fim ha ricordato che dal 2021 a oggi, circa 2.300 lavoratori hanno lasciato lo stabilimento aderendo a uscite incentivate su base volontaria. Nelle prossime settimane si completeranno le circa 200 uscite rimanenti del piano, che complessivamente prevede 500 lavoratori, portando la forza lavoro dello stabilimento Stellantis di Melfi a circa 4.540 unità.
La prossima settimana, come comunicato dal calendario aziendale, si lavorerà su cinque turni: due pomeriggi e tre sul primo turno del mattino. Ogni giorno circa 3.200 lavoratori sono interessati dal contratto di solidarietà. Uno strumento che garantisce la tutela occupazionale ma che comporta comunque una sensibile riduzione del salario.
In questo contesto generale c’è grande attenzione anche sul fronte dell’indotto, dove si teme una ulteriore contrazione dei livelli occupazione.