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Letto Ex Tabacchificio Palazzo San Gervasio, per Libera Basilicata “un modello della malaccoglienza”
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Attualità

Ex Tabacchificio Palazzo San Gervasio, per Libera Basilicata “un modello della malaccoglienza”

USB - Ufficio Stampa Basilicata 25 Luglio 2022
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Lunedì 25 luglio 2022 – Il Coordinamento Regionale di Libera Basilicata, il Presidio del Vulture-Alto Bradano di Libera “Antonio Cezza e Lucia Montagna” e le associazioni aderenti al sit-in odierno, organizzato dinanzi all’ex Tabacchificio di Palazzo San Gervasio, ancora una volta si vedono costretti a denunciare le gravi condizioni umane in cui versano i lavoratori migranti dell’intero territorio dell’Alto Bradano. 

“Pur lamentando l’inadeguatezza della struttura che l’Ente regionale da anni ha predestinato all’accoglienza dei lavoratori impiegati nell’attività agricola, le organizzazioni firmatarie sottolineano il sistematico e negligente ritardo nell’approntamento della struttura a ciò destinata – si legge in una nota congiunta a firma del Coordinamento Regionale di Libera Basilicata, Presidio di Libera del Vulture – Alto Bradano “Antonio Cezza e Lucia Montagna”, Associazione Migranti e Europa Verde di Venosa e Palazzo San Gervasio – Viene sistematicamente disattesa l’aspettativa di quanti giungono nel territorio indicato a sostegno di attività economiche di imprenditori del territorio, i quali sembrano del tutto disinteressati alle condizioni di vita sofferte da quanti,chini nei campi, assicurano ricchezza a chi conduce le attività di produzione, raccolta e vendita di quei prodotti agricoli che giungono sulle nostre tavole”.



“Nel rimarcare la profonda offesa che si manifesta a carico di questa umanità sofferente, le organizzazioni aderenti avvertono profonda indignazione nell’assistere a quello che si ritiene un colpevole immobilismo di quegli Enti pubblici e privati che sarebbero, per finalità e per interesse, vocati a fronteggiare proficuamente le emergenze rappresentate. I casolari del territorio continuano ad essere popolati da centinaia di uomini e donne che in condizioni disumane trascinano i loro giorni a beneficio di interessi che rifuggono ogni responsabilità in punta di diritto e di senso dell’umano. Assolutamente privi di energia elettrica, di servizi igienici e di acqua, pur nella perdurante emergenza pandemica, questa avvilita umanità si interroga sull’effettiva appartenenza al genere umano, nella comprovata indifferenza di chi guarda e passa. 

Questa cittadinanza, che si mobilita nel rivendicare il concreto riconoscimento dei diritti umani fondamentali, interpella accoratamente le Istituzioni che la rappresentano, affinché si avviino immediatamente le azioni necessarie a fronteggiare questa ennesima emergenza e la necessaria programmazione delle future campagne. Occorrerebbe andare ben al di là delle ipotizzate strutture di accoglienza da realizzarsi con fondi nazionali ed europei, che già da ora si possono considerare oggettivamente insufficienti, rispetto ai numeri dei lavoratori abitualmente coinvolti, anche qualora si giunga alla loro auspicata realizzazione”.

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