Lo Scalatore. L’ultimo chilometro. (Capitolo 30)

278

Si misero in macchina che erano le 9 del mattino. Caffè a casa e poi un altro al bar della stazione di servizio poco fuori la città. Il pieno di benzina, la playlist nuova per il viaggio, un pacchetto sigari per lui, uno rosso di sigarette francesi per lei. Sul retro un borsone piccolo per lui, una valigia inutilmente grande per lei. La destinazione? Matera, poi Bernalda ed in fine Marina di Pisticci. Il primo appuntamento era di lavoro, con una collega amica del Corriere della Sera, per un tour organizzato dal quotidiano di via Solferino per i suoi lettori. Alle 11 del mattino il caldo era già incandescente, esaltato dalla luce riflessa sul bianco dei sassi. Entrarono nella sala conferenze di una storica fondazione della città, con lui c’erano un avvocato, presidente della fondazione, ed un giovane ma noto regista lucano, vincitore di importantissimi premi, Giuseppe Marco Albano. Senza nemmeno accorgersene, stava parlando di Matera e della Basilicata ad una platea attenta ed interessata. Quella non era la sua terra eppure riusciva a raccontarne pregi e virtù, segreti e bellezze, angoli e prospettive. Certo, il suo lavoro lo portava spesso a parlare di nomi, cose, città, idee, visioni e progetti in divenire, ma questa volta era diverso. Perché sentiva stringersi un nodo di appartenenza ad ogni aggettivo, avverbio frase, pausa. Anna lo guardava con gli occhi innamorati, pieni di luce e senza respiro, aveva capito che dentro di lui qualche cosa era successo, che un nuovo sentimento era nato e viveva nel suo cuore, e che quelle parole erano la prova che la trama che lo connetteva alla Basilicata ed alla loro storia d’amore era più forte ed intesa di quanto lui raccontasse. Anna lo aveva sempre sentito, dentro di sé, ma per paura non si era mai inoltrata in discorsi sul loro rapporto, il futuro, il destino. “Parole al vento”, diceva alle sue amiche, “se poi un giorno lui andrà via”.
Pranzarono in un ristorante nei sassi, al riparo dal caldo e dal rumore dei turisti. Dopo il caffè ripresero il viaggio verso Bernalda. Avevano prenotato una stanza in un B&B del centro, piccolo ma confortevole. O almeno così sembrava dalle foto sul sito. Prima di arrivare in camera passeggiarono lungo il viale che attraversa il centro storico del borgo. La vita in quella strada scorreva lenta, come il traffico delle biciclette che l’animavano. Ogni cosa, ogni persona, ogni parola lì aveva una dimensione differente, calma e circolare. La sera decisero di andare a cena nel ristorante di Palazzo Margherita, il resort di proprietà di Francis Ford Coppola che lì, a Bernalda, ogni anno trascorre le sue vacanze estive. Vino bianco, una cena di pesce, il fumo delle sigarette e del sigaro, le risate, il sorriso più disteso, i muscoli rilassati, l’aria calda e dolce della notte lucana. Era tutto perfetto, come in un film. Verso metà bottiglia i discorsi si fecero più intensi, la trama del filo della loro conversazione divenne più spessa. Per Anna era giunto il momento di parlare, di chiedergli tutto, di sapere la verità sul loro amore e sul tempo futuro che si apriva inesorabilmente.

“Nonostante il tuo sigaro nessuno è andato via”
“Nonostante le tue battutine anche io non sono andato via…”
“Perché, hai intenzione di scappare?”
“Aspetta, la mia era una battuta….”
“E la mia è una domanda.”
“Non capisco. Cosa vuoi dire?”
“Niente, lascia stare”
“Davvero, Anna. Ti sei rabbuiata tutto d’un tratto”
“Non è niente, lascia stare”
“Non capisco, stavamo così bene fino a qualche secondo fa e adesso…”
“Adesso niente. Adesso stiamo bene, si. Ma domani?”
“Domani andiamo al mare, no?”
“Tu ridi, scherzi, fai bene. Ma a noi due non ci pensi mai?
“Anna io penso a te, a noi due, ogni secondo della mia vita!”
“Lo so, ma ho come l’impressione che tutto ciò stia svanendo nel nulla”
“Anna ma che cazzo dici?”
“Lo vedi? Con te non si può parlare. Eppure noi avremmo molte cose da dirci.”
“Ad esempio?”
“Ad esempio: tra qualche giorno tornerai a Roma, il tuo periodo di lavoro qui sta finendo.”
“Lo so, ma che vuol dire?”
“Vuol dire che cambierà tutto.”
“Anna, non cambierà nulla, fidati”
“invece io lo so come andrà a finire. Tu tornerai alla tua vita, ai tuoi amici, alle tue abitudini ed io non ci sarò più.”
“Anna dai, non farmi ridere!”
“No voglio farti ridere, ma vuoi dirmi che non sarà così?”
“Anna no, e lo sai….”
“Io non so più nulla. Io quello che so è che non si può vivere sempre con una data di scadenza. Per ogni cosa. Per tutto. Nel lavoro, nella vita, per i pacchetti vacanza, per i concerti, per le promozioni, per il parcheggio. L’amore non può vivere così. L’amore è un’altra cosa.”
“Anna, capisco il tuo discorso, ma…”
“Ma cosa? Vuoi dirmi che non sarà così?”
“No.”
“Guarda che se vuoi prendermi in giro sei sulla strada sbagliata. Io no sono un cliente da convincere.”
“E lo so, anche perché io alle mie clienti non offro la cena in posti così belli”
“Cretino smettila. Non mi fai ridere!”
“E invece dovresti, sai. Perché questo tuo discorso è assurdo e sbagliato. Perché porti sempre tutto all’estremo, al limite. Perché non tutto è una corrida, dove sfidi il toro prima di matarlo. Perché esasperare le parole, i pensieri, le sensazioni fa perdere il contatto con la realtà. E la realtà è un’altra!”
“Ah si? E qual è la realtà?
“La realtà è che ti amo. La realtà è che la mia vita è cambiata quando sono arrivato qui. La realtà è che quando ho incontrato te tutto il mio mondo è cambiato. Io sono cambiato. La realtà è che io non me en voglio andare. La realtà è che io voglio vivere con te, svegliarmi la mattina con te, litigare con te, mangiare con te, costruire il mio futuro con te. E voglio farlo qui, in questa terra. Perché qui ogni cosa è diversa, è pura, è autentica come i colori della natura. “
“Ma…Io…”
“Si, Anna. E’ questo che voglio. Non sarà facile per me, ma ogni scelta implica una rinuncia. Ed io non voglio rinunciare a te, a noi, a quello che saremo.
“Io non pesavo che tu…”
“Già. Lo so. Immaginavi fosse tutto come nei tuoi pensieri, perché è lì che hai fato abitare questa nostra storia d’amore. Invece è vita vera, è carne e sangue, è dolore e sorriso.”
“Sono senza parole, davvero. “
“Detto da te che sei un avvocato…”
“Sei il solito, non rinunci mai alla battuta. Anche in un momento come questo”
“Perché, com’è questo momento?”
“E’ intesso e bellissimo. Mi lasci senza parole perché ho desiderato che fosse proprio così questo momento. Io ti amo, ti ho sempre amato. Anche se non riesco a trasferirti tutto quello che sento dentro. Perché sono fatta così, perché il passato mi ha lasciato solchi ancora profondi. Perché nella mia vita mi sono abituata agli abbandoni, alla fine. Nel lavoro così come nell’amore.”
“E non pensi sia l’ora di smetterla? Non sei stanca anche tu? Non senti che questo è il momento giusto per iniziare a vivere, finalmente?”
“Si, lo sento. Ma ho paura a dirlo. Ecco perché mi sono lasciata andare all’idea che tu potessi andare via”
“Ti dico un’altra cosa. Dopo l’estate inizierò un nuovo lavoro. Hai presente Giovanni? Ecco, lui mi ha proposto di andare a lavorare con lui. Dice che ha bisogno di uno come me per la comunicazione delle sue aziende. Non gli ho ancora dato una risposta, nonostante le sue insistenze, ma dovevo prima parlarne con te. Perché questa mia scelta determinerà la mia vita futura. Ed io nel mio futuro vedo te. Vedo noi, la nostra casa e una famiglia. Magari. Perché no”
“E’ bellissimo tutto ciò. Ma sei sicuro? Cosa diranno i tuoi genitori?”
“Con loro ne ho già parlato, si fidano di me. Mia madre mi ha chiesto una sola cosa: di essere felice.”
“Tua madre è una donna bellissima, io la adoro”
“E sai bene che la mela non cade mai lontana dall’albero…”
“Infatti. Si vede che hai preso da tuo padre”
“Ah…ah! Che ridere!”
“Allora scusami. Scusami per la mia aggressività, le mie paure. Le mie paranoie che portano sempre le parole ed i pensieri altrove. Io non so perché mi è presa così, perdonami”
“Ho imparato a conoscerti, ora so come sei fatta. Riesco a capire le tue parole, anche se spesso vanno troppo oltre.”
“Ti amo, davvero. Voglio stare con te, davvero. Voglio solo te, solo noi. Che notte magica, amore mio”
“Si, amore mio. E’ proprio così. Ora vieni qui, fatti abbracciare.”
“Abbracciami forte, amore mio.”

Restarono ancora un po’ seduti al tavolino del ristorante, mente il mondo introno continuava a girare. Si baciarono a lungo, con una passione così forte e mai sentita prima. Il giorno dopo andarono al mare, sullo Ionio, in una spiaggia bianca ed elegantissima. Tutto aveva una nuova forma, un nuovo colore, una nuova vita. La salita era finita. Lo scalatore era finalmente arrivato in cima. L’ultimo chilometro era stato affrontato Ogni sforzo nelle gambe, ogni lacrima di sudore, ogni respiro ed ogni battito del cuore si erano compiuti. Ora c’era solo discesa. Ora c’erano solo vento in faccia e gambe rilassate, cuore leggero e fiato da recuperare. Ora c’era solo la vita. La sua e quella che stava arrivando con lei.