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Letto Centro olio di Viggiano: pronti a ripartire
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Ambiente e TerritorioIN EVIDENZA

Centro olio di Viggiano: pronti a ripartire

USB - Ufficio Stampa Basilicata 13 Giugno 2017
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Conclusi i lavori di messa in sicurezza imposti dalla Regione Basilicata

Recuperate 300 tonnellate di greggio sversato

Entro fine anno saranno predisposti i doppi fondi a tutte e quattro le cisterne

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Conclusi i lavori di messa in sicurezza imposti dalla Regione BasilicataRecuperate 300 tonnellate di greggio sversatoEntro fine anno saranno predisposti i doppi fondi a tutte e quattro le cisterne

Funzionari dell’Eni hanno incontrato questa mattina a Viggiano (Pz) i giornalisti delle redazioni lucane per fare il punto sulle attività svolte in questi due mesi di stop. Il responsabile del coordinamento progetti Val d’Agri, Walter Rizzi, e la responsabile del Distretto meridionale Eni, Francesca Zarri, hanno evidenziato come “ad oggi non ci sia stata nessuna contaminazione oltre la fine della linea di drenaggio”, che “non c’è stata nessuna fuoriuscita di idrocarburi all’esterno dell’area industriale” e che sono state recuperate 300 tonnellate di idrocarburi delle 400 sversate.

“Tutela dell’ambiente prima di tutto”, hanno detto i due dipendenti della multinazionale che in un’azione di assoluta trasparenza hanno poi illustrato il piano di interventi imposto dalla delibera della Regione Basilicata che aveva disposto, lo scorso 18 aprile, la chiusura temporanea del Centro olio. Interventi che hanno prodotto 1.400 controlli sulle linee olio, il completamento del doppio fondo del serbatoio D (quello da cui si è verificata la perdita), il completamento delle ispezioni e dei collaudi su 12 mila metri di linee interrate. Walter Rizzi ha spiegato che la perdita di greggio è stata dovuta ad un micro foro di 24 millimetri (nella foto) causato dalla corrosione del fondo della cisterna D.

“Eni non ha nascosto mai nulla – ha detto Rizzi – Ha comunicato immediatamente dello sversamento di greggio appena ha saputo della fuoriuscita”. “Non abbiamo e non siamo obbligati ad avere una vigilanza di tutti i pozzetti esterni al Cova”, ha aggiunto riferendosi a quello sequestrato dai Nas. I quattro serbatoi, ispezionati l’ultima volta nel 2014, non presentavano problemi che necessitavano di interventi strutturali. “Abbiamo interpellato un pool di specialisti metallurgici e corrosionistici per capire come mai la base della cisterna si sia corrosa in così breve tempo”, ha dichiarato Rizzi sottolineando che i serbatoi sono in funzione da 16 anni e che ce ne sono molti, ancora in funzione, che dopo 50 anni non hanno avuto problemi del genere. “Il serbatoio, quando si è verificata la perdita – ha spiegato – era già stato messo fuori servizio in previsione della realizzazione del doppio fondo”.

Centro olio Eni Viggiano – I giornalisti all’interno del serbatoio A dove è stato da poco realizzato il doppio fondo

La cisterna, quindi, dalla quale è fuoriuscito il greggio, che ha una capacità di 20.000 metri cubi, conteneva una quantità minima di petrolio. Secondo gli studi fatti con una tecnica simile a quella del “carbonio 14”, la perdita dovrebbe essere iniziata a novembre 2016 e comunque sicuramente non prima di agosto 2016. Per quanto riguarda i doppi fondi, Rizzi ha dichiarato che attualmente non esistono leggi nazionali ed europee che obbligano le società petrolifere a realizzarli. “E’ sufficiente, per legge, un unico fondo”, ha spiegato. “Eni, comunque, sta realizzando i doppi fondi all’80% dei suoi serbatoi e per quanto riguarda il Cova le cisterne C e D hanno già il doppio fondo, entro fine luglio concluderemo quello del serbatoio A e per fine anno quello del serbatoio B”.

Sulla linea di drenaggio, Rizzo ha detto: “Abbiamo saputo dell’esistenza solamente a febbraio”.

Il fermo del Centro olio, è costato all’Eni circa 250 milioni di euro, come ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti, la responsabile del Distretto meridionale Eni, Francesca Zarri. A questo vanno aggiunti i 6,5 milioni spesi per le attività di verifica e controllo realizzati in questi 60 giorni, ai quali dovranno aggiungersi altre decine di milioni di euro per la bonifica dei terreni, attività che richiederà anni di lavoro. Per quanto riguarda la ripresa della produzione Rizzi ha dichiarato: “Abbiamo concluso il piano di caratterizzazione, abbiamo fatto i lavori richiesti dalla delibera regionale, adesso attendiamo una risposta dalle Itituzioni”. In caso di ok dalla Regione e dal Mise, l’impianto (momentaneamente fermo ma non vuoto), potrebbe riavviarsi in una settimana.

L’intervista a Walter Rizzi e le immagini della visita all’interno del Cova

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