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Ambiente e Territorio

I contratti di fiume: la proposta della Cia per la manutenzione del territorio

USB - Ufficio Stampa Basilicata 16 Marzo 2016
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Un tavolo tecnico-operativo in Regione con la presenza di tutti i soggetti istituzionali (oltre la Regione, l’Autorità di Bacino, Consorzi di Bonifica, Eipli, Province e Comuni-Unioni di Comuni) per l’attivazione dei Contratti di fiume. Lo propone  Nicola Serio, presidente vicario regionale della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori Basilicata dopo le esondazioni dei fiumi Basento ed Agri in più punti del comprensorio del Metapontino.
Il Contratto di Fiume  è un’ antica proposta della Cia che,  con l’entrata in vigore del “collegato ambientale”, è finalmente in una nuova fase nella quale diventa fondamentale adottare azioni territoriali condivise per evitare che – sottolinea Serio – non ci resti la conta dei danni e interventi di risarcimento da sempre inadeguati e sottoposti a lungaggini burocratiche.

Nicola Serio, presidente vicario Cia Basilicata
Nicola Serio, presidente vicario Cia Basilicata

La “Procedura di adozione dei progetti di piano stralcio” prevede che le Regioni convochino una conferenza programmatica, articolata per sezioni provinciali, o per altro ambito territoriale deliberato dalle Regioni stesse, alle quali partecipano le province ed i comuni territorialmente interessati, che esprime un parere sul progetto di piano con particolare riferimento alla integrazione su scala provinciale e comunale dei contenuti del piano, prevedendo le necessarie prescrizioni idrogeologiche ed urbanistiche.
Nel ribadire la disponibilità degli agricoltori a diventare manutentori del territorio “a costo zero” (con compensazioni su tributi consortili, spese previdenziali ed aziendali), il presidente della Cia aggiunge che è questo l’unico modo per salvaguardare le aziende agricole e i produttori che vivono ed operano a ridosso delle aree fluviali più sottoposte a rischio esondazioni per i noti problemi di scarsa o del tutto inesistente manutenzione.
I Contratti di fiume, sperimentati positivamente in alcune regioni italiane, tra le quali l’Umbria, la Lombardia, il Veneto, la Toscana – precisa – si configurano come strumenti di programmazione negoziata interrelati a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali.
esondazione
L’intesa è quindi la sottoscrizione di un accordo che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo prioritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale. La caratteristica innovativa di tali processi è la scelta di andare nella direzione della sussidiarietà orizzontale: la differenziazione dei sistemi territoriali richiede un sistema di governance flessibile, in grado di comporre a livello locale i conflitti e gli interessi mediante processi negoziali aderenti alle vocazioni territoriali e capaci di fare sistema facendo dialogare i diversi strumenti di programmazione degli interventi socio-economici con quelli della pianificazione territoriale. I contratti di fiume intendono, innanzi tutto, contribuire a superare la logica dell’emergenza mettendo in campo una politica integrata e pattizia che coinvolga tutti i soggetti interessati, verso una prevenzione attiva ed in grado di produrre indubitabili conseguenze positive anche sul piano economico.
Strettamente intrecciata è la proposta di assegnare agli agricoltori compiti di manutenzione senza spendere un euro nel senso che gli stessi compenserebbero con gli oneri dovuti allo Stato e in particolare ai Consorzi di Bonifica che, come è noto, non sono in grado nemmeno di garantire la pulizia ordinaria dei canali.

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Tag autorità di bacino, cia, confederazione italiana agricoltori, epli, nicola serio, regione
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