Istituto Clinico Lucano: quattro persone arrestate per truffa

    3490

    Finisce nel mirino della magistratura la vicenda dell’Istituto Clinico Lucano di Potenza (ex Clinica Luccioni), convenzionato con l’ASP che vede coinvolti il titolare e proprietario Walter Di Marzo, i dottori Mario Antonio Rocco Muliere e Paolo Sorbo, chirurghi della stessa, e Archimede Leccese, medico dell’ASP che era stato incaricato di controllare l’attività amministrativa della clinica.

    Walter Di Marzo

    I quattro sono agli arresti domiciliari con l’accusa a vario titolo di truffa all’Azienda Sanitaria di Potenza e falso.

    Ad altre due persone Giuseppe Rastrelli e Lorenzo Tartaglione, rispettivamente direttore amministrativo e sanitario della clinica, è stato fatto divieto di dimora a Potenza.

    Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Potenza su richiesta della Procura a conclusione delle indagini condotte dal Nas dei carabinieri e dalla Guardia di Finanza, avviate in seguito alla trasmissione da parte dell’Azienda Sanitaria di Potenza degli atti relativi al procedimento disciplinare nei confronti del dott. Archimede Leccese in relazione al comportamento da questi tenuto nello svolgimento della attività di controllo.

    Le attività di indagine svolte consistenti in acquisizioni documentali, in particolare il sequestro delle cartelle cliniche, attività tecniche, acquisizione di una consulenza grafologica, hanno fatto emergere un collaudato sistema di truffe ai danni dell’Asp realizzato “in  modo stabile quale vera e propria politica aziendale  da Walter Di Marzo che a tale scopo ha potuto avvalersi della fattiva collaborazione di gran parte dello staff medico ed amministrativo della clinica e, da ultimo. dell’opera fondamentale svolta dal dottor Leccese”.

    La truffa avrebbe consentito di realizzare il massimo profitto truffando l’ASP in merito alle prestazioni in essa effettivamente svolte e alla possibilità di ammetterle a rimborso.

    Nello specifico sono state 115 le cartelle cliniche “manipolate” relative ai mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio 2016 (venivano attribuiti DRG più remunerativi) che hanno portato un profitto di 212.000 euro. Oltre 2 milioni e 300 mila euro, invece, l’ASP ha liquidato alla clinica per mere infiltrazioni eseguibili in ambulatorio (379 casi) che venivano invece codificate come “interventi su anca e femore”.

    Nella conferenza stampa svoltasi stamane in Procura, il Procuratore della Repubblica Aggiunto, Francesco Basentini, ha fornito ulteriori elementi sulle indagini e i motivi per i quali agli indagati sono stati contestati i reati commessi attraverso la “sistematica manipolazione” delle cartelle cliniche, nelle quali spesso erano indicati interventi e procedure mai eseguiti, e la modifica di dati relativi ad altre prestazioni. Motivo per il quale gli indagati devono rispondere anche di falso.

    Francesco Basentini

    Fondamentale è stato – secondo l’accusa – l’apporto dato dal dottor Leccese che ha ratificato le manipolazioni materialmente inserite dai medici della Clinica, Paolo Sorbo e Rocco Antonio Muliere, trasmettendole all’ufficio competente dell’ASP ai fini della liquidazione con la sua approvazione.

    Alla luce di quanto emerso dalle indagini, la Procura ha dato anche disposizione alla Guardia di Finanza di sequestrare i profitti e le quote della società Istituto Clinico Lucano.  La clinica è stata affidata ad un amministratore giudiziario per consentire la continuazione del servizio sanitario e garantire i rapporti di lavoro.

    Viva soddisfazione e gratitudine a tutto il personale impiegato sono state espresse dal Prefetto di Potenza per l’operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza.

    Il Prefetto Cagliostro

    Il provvedimento è scaturito dall’attività di indagine, svolta dalle suindicate Forze dell’Ordine nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Potenza sul predetto Istituto, che ha consentito di individuare un sistema di truffe nell’ambito delle prestazioni sanitarie effettivamente erogate, per ottenere profitti maggiori mediante falsificazione dei documenti. I positivi risultati dell’azione, raggiunti in piena sinergia con la Procura della Repubblica di Potenza, testimoniano la presenza dello Stato e delle sue Istituzioni che presidiano il territorio, prevengono il crimine e lo combattono, a difesa della legalità.