Lo scalatore. La lettera. (Capitolo 17)

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Cara Anna,

ho nelle orecchie “For your eyes ” di Micah P. Hinson.  L’ho scelta perché ho bisogno di rallentare molto di me per scriverti queste parole. Dice: “For your eyes, holds the ocean tide, drifting me off to sleep. Breathtaking, for as far as I can see, and all the times that I tried left me as lonely as I could be.”

Sono tornato da poco a Potenza, ho viaggiato con un treno con dentro umanità differenti e voci che non riascolterò più. Ogni viaggio è un’esperienza interiore, una finestra sulle vite degli altri, un riconoscersi nelle debolezze altrui.

Ho bisogno di rallentare, anche per poter dividere in più parti quello che mi attraversa dentro, ogni volta che il mio sguardo si scontra con il  tuo. E’ un’emozione forte, molto diretta, per nulla rituale. Ecco: questa è una prima parte, quella che devo rallentare. Frenare. Poi c’è l’altra parte, quella della fragilità, che in un momento di assoluta bellezza mi hai mostrato. Lo ricorderai sicuramente, quando mi hai concesso il privilegio di ascoltare quelle tue parole di dolore e amore, mentre dal lato destro del tuo occhio spuntava una lacrima che non hai saputo frenare. Per fortuna. C’era del buon vino, fumavamo le mie sigarette francesi.  Ogni volta che ti penso, e mi capita di farlo in momenti del tutto inaspettati, ci sono esattamente queste due immagini che si contrappongono nella mia mente. In aperto conflitto tra di loro. Tra le due la mia sensibilità si avvicina molto a quella del momento delicato e nudo delle parole dette nelle strade di Roma. Quella foto che ti ho fatto, e che per me ti racconta meglio delle altre, è esattamente la sintesi di questa tua molteplicità di caratteri.

C’è una luce intesa che illumina parte del tuo volto, mentre l’atra è nascosta tra i capelli. E’ un gioco di ombre estremo, che non lascia spazio alle tante sfumature. Questa foto chiede ai miei occhi azzurri di mettere a fuoco la luce, che però non accarezza lo sguardo ma lo irride. La troppa luminosità, almeno per i miei occhi deboli, è da sempre un problema, soprattutto quando devo guardare il quadro più complessivo, lo spazio totale. La luce ed il buio, Il bianco ed il nero, il dentro o il fuori. Le regole dentro le quali stai definendo la tua vita e le tue relazioni con gli altri. Un perimetro costruito sulla base della tue certezze, dei tuoi bisogni, delle tue curiosità. Confortevole, necessario, non lo metto in dubbio, ma un limite che non sempre basta.    Nella playlist che mi propone Youtube è ora il momento di “Me and You”, sempre di Hillson. Io ha scelto di farti vivere nell’angolo santo del mio cuore, nella nostra musica e nella tua bellezza. Ho scelto questi luoghi per tutelarti, per averti al mio fianco anche quando tirerà forte e contro. Per queste ragioni, quella foto ti racconta meglio di ogni altra. Perché ha in sé la sintesi perfetta di paure e bellezze, di eccessi di luce e desidero di ombra. E’ l’immagine più completa del conflitto che esiste nella tua anima.

Non voglio nasconderti nulla.

Non posso nasconderti il desiderio di baciarti e la voglia di essere con te, a casa mia, a parlare di te, di noi. Ho la tua musica, che mi restituisce parte del tuo mondo. Ma non sono esattamente lì, nel tuo mondo. Provo con la mia musica a legarti al mio mondo. Ho un brivido ogni volta che riascolto certe canzoni, che amo definire nostre. Forse io sarò anche un romantico, ma mi capita di immaginarti tra le mie braccia e molto vicina alle mie labbra. Vorrei che tu capissi anche questo, sai. Perché è quello che sento dentro di me, che provo per te, che ha bisogno di esplodere ed esistere. Perché mi dai energia, mi regali sole, mi ricarichi. E vorrei viverti a pieno. Perché ho bisogno di toccare le tue radici.

Questo mio inchiostro digitale non ha alcuna pretesa, è un semplice rincorrersi confuso di parole che aiutano le sensazioni ad esistere. Per questo, prendile così come sono: nude.

A poi, presto.