Lo scalatore. La durata è la forma delle cose. (Capitolo 16)

264

Il suo anno di lavoro a Potenza stava scorrendo nel migliore dei modi, riservandogli belle sorprese e tante emozioni. Gli incontri, soprattutto, erano la cifra migliore di questa sua vita a Sud, fatta di lentezza e di ritardi, ma con una difesa del buono e dell’umano che in altre parti non aveva trovato.  Anna era arrivata nella sua vita come un regalo inaspettato, proprio mentre il passato si stava già consumando ed il futuro era tutto ancora da definire, costruire, inventare. Dopo quella cena si videro poco ma sentirono spesso al telefono, con messaggi e lunghe chiacchierate. Un feeling buoni, nuovo, pieno di luce e calore si era scatenato tra i due, tenendoli uniti come se fossero già una sola cosa. I suoi orari di lavoro spesso non coincidevano con i tempi di Anna, per questo le occasioni di incontro erano poche ma sempre più intense.

Un giorno, perché il destino sa essere crudele ma anche molto generoso, entrambi andarono a Roma con il treno. Lo stesso treno, quello delle sette e trenta del mattino, ma in carrozze differenti. Proprio perché si trattava di una trasferta di due giorni , nessuno dei due ne parlò con l’altro. Per pochi istanti non riuscirono ad incontrarsi sul binario, ma una volta sul treno lo stupore dell’incontro si manifestò in tutta la sua bellezza. Alzarsi la mattina molto presto non gli pesava più di tanto, solo il bisogno di caffeina aumentava esponenzialmente. Dopo la prima ora di viaggio, passata a leggere appunti di lavoro e a smaltire qualche email, si alzò e se ne andò nella carrozza ristorante. Il caffè dei treni non è mai una buona idea, ma quando altro non hai ti accontenti anche di quella sostanza liquida dal colore del caffè. Sul sapore meglio lasciare perdere.

Pur stando in prima classe, i vantaggi di quando fai viaggi di lavoro, decise di alzarsi ed andare a bere questo quasi caffè due carrozze più in là. E proprio mentre si apriva la porta automatica e trasparente della carrozza ristorante vide lei, Anna, in piedi al bancone che aspettava il suo turno per poter ordinare.

“Le posso offrire un caffè?” “Hey! Ma che ci fai qui?” “Qui sul treno? Qui al bar? Qui con te?” “Simpatico già a prima mattina…” “Faccio del mio meglio…” “Si ma che ci fai qui?” “Sto tornando a Roma per una riunione di lavoro: abbiamo un nuovo cliente molto importante.”  “ Mi fa piacere!” “ E tu? Come mai a Roma?” “Tento un concorso. Saremo chissà quanti per 32 posti. Una follia, lo so, ma almeno occupo il tempo in qualche modo.” “Dai, su! Non essere così tragica. Magari ti va bene” “ Si, certo. Come no! Ma non lo sai come funzionano queste cose? Se non hai santi in Paradiso…” “Ecco che le sale il populismo…” “Ma perché? Vuoi dire che non è così? “ Non lo so, ma a me il fatto stesso che questi discorsi li facciano certi politici in Tv, solo per propaganda, mi fa venire un nervoso…” “Un po’ hai ragione”.

Restarono a chiacchierare tutto il tempo del viaggio. Si scambiarono il numero di telefono e lui le strappo pure un appuntamento per la sera. Andarono a cena a Monti, in un localino romantico e non molto grande. Quella sera non faceva nemmeno tanto freddo, era un gennaio davvero atipico, così decisero di fare due passi fino alla metropolitana più vicina. Quella fu un’altra serata di parole e ricordi, di racconti e risate, di labbra bagnate dal vino, mani sfiorate e sguardi intensi.Nessun bacio li aveva ancora uniti, eppure il desiderio era tanto.

Il giorno dopo tornarono a Potenza ma in orari differenti. Per tutta la durata del viaggio non fecero altro che scriversi e cercarsi. La serata romana era stata perfetta, così come quel loro primo incontro. Tutto era talmente perfetto che quasi li spaventava. Uno sogna una vita di poter incontrare la persona giusta, con la quale stai bene anche in silenzio, e poi quando la trovi ti fa paura che non sia del tutto vero. Perché temi sempre che tutto sparire, da un momento all’altro. Magari proprio quando hai iniziato a crederci in quella storia d’amore. Le scottature erano tante, l’esperienza gli consigliava di frenare la corsa e di godersi il singolo momento senza troppo pensare al domani. Anna era la giusta ricompensa per tutta questa attesa passata a fingere che tutto quel battito di cuore diverso fosse davvero amore. Non voleva rovinare tutto, come al solito, ci teneva a farla durare nella sua vita. La durata è la forma delle cose, si ripeteva continuamente come un mantra.  Ma questo desiderio, prima o poi, sarebbe dovuto esplodere per non correre il rischio di morire tra le labbra e i rimorsi.