L’articolo di Langone su Matera: quando il becero campanilismo sfocia sui giornali.

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Che sia un provocatore Camillo Langone, giornalista e scrittore originario di Potenza (nella foto di copertina), lo sanno tutti. Che possa divenire irriverente verso una città, Matera, verso la sua storia, verso i suoi abitanti; verso le migliaia di turisti che l’affollano quotidianamente, questo non l’immaginavamo.
E’ il motivo per il quale l’articolo scritto sul Foglio, con il quale Langone prova a dare una risposta alla domanda perchè i turisti vanno a Matera, ci indispettisce.
Intanto non è affatto vero che i suoi conterranei potentini non vanno a Matera. Non avrebbero motivo per non farlo se non per quel rozzo campanilismo che è una delle cause della mancata crescita non solo culturale della Basilicata. E con il suo articolo Langone dà un valido contributo.
Non avendo motivi validi per darsi una risposta, Langone, udite, udite, azzarda  che possa esistere “un movente erotico”.
“Che sia per copulare nelle grotte, ormai tutte Airbnb, al modo ferino dei primitivi abitanti? Magari i Sassi, dove – scrive – un tempo vivevano femmine fecondissime e maschi a cui Weinstein avrebbe potuto insegnare le buone maniere, alzano il bassissimo testosterone occidentale. Magari Matera stimola un sesso paleo, consumato sul pagliericcio con la clava alla cintura. Ipotesi. O sogni”.
Ecco, parlando di sogni, potremmo scomodare Freud per capire le vere motivazioni per la quali Langone scrive queste note. Forse troveremmo una risposta.

Intanto, al direttore del Foglio, Claudio Cerasa,  ha scritto Vincenzo Viti, consigliere Svimez.
“Sono lontanissimo dal pensare – afferma Viti – che Langone di cui conosco storia e virtù si sia espresso se non per diletto, abbia inteso confessare e perciò liberarsi di pregiudizi e di piccole ostilità adolescenziali finanche di un superstite spirito di contrada.
Ma il risultato è comunque deprimente. Crediamo sappia che quando maneggia il paradosso o la futile volgarità, finisce col fare torto ad una delle migliori, più affilate intelligenze, a una penna acuminata, degna di ben altre “preghiere”.
Un infortunio? È possibile. Da non ripetere. Sarebbe da ricovero. Magari in un confortevole ambiente paleo”.
Sottoscriviamo.

 

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