Espianto di organi al San Carlo di Potenza

610

Un espianto di organi è stato effettuato al l San Carlo di Potenza da un 68enne morto per una massiva emorragia cerebrale.
Sono stati espiantati il fegato e i due reni ma questi ultimi non sono stati poi utilizzati perché non hanno superato i successivi controlli di idoneità. A operare l’espianto un’equipe chirurgica del Policlinico Tor Vergata I di Roma, supportata dagli anestesisti del San Carlo.
Fondamentale il ruolo del personale di rianimazione per assicurare la vitalità degli organi da utilizzare, un’attività complessa e decisiva per il buon esito dell’espianto.
In seguito all’accertamento di morte cerebrale, per i segni clinici neurologici, confermati dall’elettroencefalogramma piatto, i familiari hanno espresso la volontà di donazione.

Questa la procedura seguita. Quando il paziente arriva, per una patologia vascolare o per un trauma cranico, a uno stadio di assenza di attività elettrica cerebrale, l’equipe rianimatoria avvisa la Direzione Sanitaria la quale istituisce la Commissione per l’accertamento della morte cerebrale, commissione formata da un rianimatore, un medico legale e un neurologo. Tutto avviene in sei ore, in cui vengono fatte delle prove all’inizio e alla fine dell’accertamento.
Trascorso questo tempo, il personale cautamente addestrato a questo colloquio, comunica alla famiglia lo stato di morte cerebrale e chiede l’autorizzazione all’espianto. In caso di consenso accordato la procedura che si attua è di tenere il paziente in vita con la terapia medica e il supporto rianimatorio e ventilatorio, mantenendo il cuore battente che perfonde gli organi