Vis. Più alta la mortalità nei Comuni di Viggiano e Grumento Nova

350

Il Coordinatore scientifico del Progetto di Valutazione di Impatto sulla Salute (Vis) nei comuni di Viggiano e Grumento Nova,  Fabrizio  Bianchi, dirigente di ricerca del Cnr ha partecipato in video conferenza ai lavori della terza commissione di oggi.

Dopo aver ricordato quanto verificatosi dal 14 giugno, giorno nel quale si è svolta una riunione di lavoro di un gruppo tecnico della Commissione Vis per presentare e discutere le attività svolte e i risultati preliminari al 7 agosto quando è stata inviata una nota riassuntiva del lavoro svolto (sarà ufficialmente presentato il 22 settembre – n.d.r.), Bianchi ha illustrato i risultati dell’indagine svolta.

“Non è facile riassumere quanto è stato fatto in questi anni sul versante degli  studi ambientali e sulla salute. Siamo di fronte – ha detto Bianchi – ad un quadro chiaro anche se non esaustivo. Ricordo che la Vis è stata finanziata dai due Comuni in compartecipazione con il Cnr.
Il rapporto finale include indicazioni sulla portata dei principali risultati conseguiti e su ulteriori attività. Sul suolo abbiamo svolto indagini di mappatura di metalli selezionati in uno strato superficiale che  non ha fornito dati anomali. Sono state fatte alcune rilevazioni di inquinamento chimico in campioni di acque superficiali, di concerto con le amministrazioni, indagini puntuali che non hanno fornito indicazioni di rilievo ad eccezione di un campione in cui sono stati riscontrati idrocarburi in quantità moderate.
Una parte sostanziale di studi è stata svolta sull’aria, in particolare su parametri non normati/composti organici volatili e, in particolare, idrocarburi non metani, sui quali è stata realizzata una rassegna bibliografica pubblicata su rivista scientifica. Su questo versante il gruppo di Chimica del dipartimento di Biologia dell’università di Bari ha fatto un grosso lavoro con l’installazione di centraline, campagne svolte con il loro laboratorio mobile che hanno dato risultati di grande interesse che consegneremo alle amministrazioni.

Risultati – ha detto Bianchi – su cui riflettere, quali ad esempio il rapporto tra benzene e toluene che segnala la prevalenza di inquinamento di fonte industriale rispetto alle emissioni da traffico veicolare e da impianti di riscaldamento. Interessante il lavoro fatto con il modello “Odor lab”, capace di verificare il grado di correlazione tra misure ambientali e segnalazioni via telefono da parte di cittadini volontari.
Per la maggior parte delle segnalazioni si è verificata la corrispondenza temporale con i picchi emissivi.
Venendo poi ai dati più interessanti sul versante salute, abbiamo proceduto iniziando dallo studio della letteratura esistente. Il recente rapporto statistico dell’Istituto superiore di sanità aveva studiato ricoveri ospedalieri e mortalità in 20 comuni della concessione Val d’Agri, rispetto alla media della regione Basilicata. Noi abbiamo effettuato un confronto della mortalità nei comuni di Viggiano e Grumento col dato medio regionale e con i 20  comuni.
In linea con quanto riportato con il rapporto dell’Iss, è emerso che a Grumento e Viggiano la mortalità per tutte le cause per gli uomini è del 14 per cento più alta rispetto al dato regionale (11 % considerando uomini e donne), la mortalità per malattie del sistema circolatorio tra le donne è del 19% in più rispetto alla regione (14 % uomini + donne).
Anche la mortalità per alcuni tumori (stomaco, polmone) mostrano alcuni eccessi ma la valutazione della patologia a lunga latenza è molto complessa perché occorre conoscere il profilo di esposizione a partire da molti anni addietro (20 – 30) e quindi vengono presentati a scopo descrittivo.
I dati di mortalità nei due comuni hanno mostrato alcuni eccessi anche nei confronti del pool dei 20 comuni della Val d’Agri: emerge soprattutto per la mortalità totale per le donne (+19% e +15% considerando donne e uomini insieme), e ancora per il sistema circolatorio (+32%).
In sintesi i due comuni da noi studiati mostrano qualche segnale di sofferenza in più sia nei confronti del dato medio regionale sia del dato medio dei 20 comuni della stessa valle.

L’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna con sedi a Torino e Lecce, ha effettuato uno studio sulle emissioni degli inquinanti dai punti emissivi del Cova e sui dati forniti dall’Eni che ha partecipato in modo continuativo alle riunioni della commissione Vis.
Sulla base di verifiche di completezza e di qualità dei dati e di disponibilità anche dei dati delle centraline terrestri è stato deciso di prendere l’anno 2013 come rappresentativo. Lo stesso Istituto ha fatto uno studio della meteorologia e dei venti, specifico per la valle per stabilire le traiettorie prevalenti dei venti che escono dai camini che sono risultate quelle da  ovest a est e da sud ovest verso nord est. La modellistica ha integrato mediante codici di calcolo complessi i dati meteo climatici e quelli delle emissioni e ha prodotto mappe di diffusione dei principali inquinanti.
Per procedere nello studio epidemiologico è stata usata la mappa relativa agli ossido di azoto, perché giudicata rappresentativa delle emissioni (correlazioni molto alte tra diversi inquinanti, idrogeno solforato e biossido di zolfo). Mi preme sottolineare – ha ancora detto Bianchi – che noi non lavoriamo su esposizione della popolazione rispetto alle normative vigenti, non è nostra pertinenza se ci sono superamenti di legge, sono altri i soggetti deputati a fare questo.
Essendo il nostro obiettivo quello di valutare gradienti di salute rispetto a gradienti di malattia, consideriamo – ha precisato Bianchi – per le nostre analisi livelli anche molto al di sotto delle soglie di legge che non sono ritenute di sicurezza per la salute dall’organizzazione mondiale della sanità e da grandi studi come quello recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, che, dopo aver seguito nel tempo 60 milioni di americani ha concluso a favore di effetti sulla salute anche per esposizioni a basse concentrazioni.
Il nostro studio ha considerato tre livelli crescenti di inquinamento e quindi di esposizione della popolazione residente. Non è uno studio descrittivo ma su dati ricostruiti in 15 anni. Abbiamo considerato come elementi principali le malattie a breve termine, perché più plausibilmente associabili ai fenomeni da noi studiati”.

“Non troverete mai – ha sottolineato il ricercatore – la parola allarme ma criticità. La nostra non è una ricerca fatta in laboratorio. Lo studio non prende in esame fattori di rischio come fumo, alcol, alimentazione che pure sono importanti in queste patologie, perché assumiamo che non ci siano sub aree dove si fuma o si beve di più ed altre dove si fuma o si beve di meno. Queste premesse sono da tenere in alta considerazione per meglio interpretare questo studio.
Abbiamo testato poche malattie e abbiamo ottenuto qualche evidenza di eccesso di rischio. Alcuni di questi rischi non raggiungono la significatività statistica, noi non li stressiamo ma talvolta li segnaliamo a titolo descrittivo anche in considerazione del fatto che stiamo lavorando su numeri piccoli, specie quando consideriamo malattie meno frequenti.
Lo studio mette in evidenza eccessi di mortalità nelle aree di inquinamento più alto rispetto a quelle di inquinamento più basso, del 24% nelle donne per il complesso delle cause di morte, del 63%  per malattie del sistema circolatorio per le donne e del 25% per i maschi, ma non statisticamente significativo.
La mortalità per malattie respiratorie è supportata da numeri piccoli (quando si trovano meno di tre casi non lo diamo per una questione di privacy).
I dati di ospedalizzazione, riferiti solo a primi ricoveri, sono supportati da numeri più consistenti rispetto alla mortalità e mettono in evidenza eccessi per le malattie del sistema circolatorio sempre tra le donne (+41%), in particolare per malattie ischemiche del cuore e per malattie dell’apparato respiratorio (+25% gli uomini + donne).
Abbiamo fatto uno studio campionario sulla funzionalità respiratoria su 200 persone, grazie alla collaborazione di medici e infermieri dell’ospedale di Villa d’Agri che ha segnalato una prevalenza di sintomi più elevata per i residenti nelle zone vicino al Cova, ma lungi da noi da stabilire un rapporto tra causa effetto”.

“Come succede in tutte le aree dove vi è un complesso industriale – ha concluso Bianchi – dallo studio dei questionari è emersa una elevata percezione di rischio sia ambientale che sulla salute. Il Cova è prevalentemente considerato molto pericoloso, oltre il 60% degli intervistati ritiene sia certo o molto probabile il rischio di una patologia tumorale, di infertilità e anche di condizioni piuttosto rare come le malformazioni congenite. Su tutto questo crediamo ci sia da riflettere e da operare”.