A Matinelle rischio di una nuova Boreano. Mollica scrive al Prefetto

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In località Matinelle di Palazzo San Gervasio, c’è il rischio che si possa creare una nuova Boreano, località tristemente nota per aver ospitato in condizioni disumane migliaia di lavoratori extracomunitari giunti per la raccolta del pomodoro c’è il rischio che la situazione si possa ripetere.
La confermano le foto inviate da Pietro Simonetti, del Coordinamento politiche migranti Regione Basilicata, che pubblichiamo e la ferma presa di posizione del Presidente del Consiglio Regionale di Basilicata, Francesco Mollica.

Con una lettera indirizzata al prefetto di Potenza, al questore, al presidente della task force migranti e ai sindaci di Venosa e Palazzo San Gervasio, Mollica manifesta tutta la sua “preoccupazione e quella della comunità locale per il rischio che si riproponga la stessa situazione verificatasi di recente a Boreano, in agro di Venosa”. “Quello che fu definito dalla stampa – ricorda il presidente – un ghetto dalle pessime condizioni igienico sanitarie dovute probabilmente al caporalato”.

“È paradossale come queste costruzioni abusive – continua Mollica – siano a pochi passi da Venosa dove esiste una struttura di accoglienza, incrementata, dal 2 agosto scorso a Palazzo San Gervasio presso l’ex tabacchificio, anche per l’accoglienza dei lavoratori stagionali. Se pensiamo che il numero dei migranti che arriveranno nel nostro territorio è destinato ad aumentare, è facile capire come queste speculazioni edilizie potrebbero avere ricadute sui vari livelli della comunità locale: dal sociale, all’economico, rischiando di minare sia l’ordine pubblico che l’aspetto sanitario”.

“È necessario che questi fatti – aggiunge ancora il presidente del Consiglio regionale – non generino una cultura del silenzio a cui, poi, il caporalato si aggrappa e della quale si alimenta.
Gli strumenti per azioni mirate di contrasto allo sfruttamento ci sono, così come risorse economiche e  un coordinamento serio e intelligente tra istituzioni, forze dell’ordine, enti ispettivi deve essere messo in moto. Pensiamo alla delibera della Giunta regionale n. 767 del 26 luglio scorso che ha come oggetto il ‘Protocollo sperimentale contro il caporalato’ e con cui si approva il progetto di accoglienza 2017 redatto dall’Organismo di coordinamento per le politiche dell’immigrazione di cui alla Dgr 864/2017”.
Partendo da queste riflessioni, Mollica chiede con fermezza “che le istituzioni e autorità coinvolte si adoperino in azioni concrete volte alla risoluzione del fenomeno”.

L’allarme viene lanciato anche da Vincenzo Esposito della Flai Cgil.
“Intervengano le autorità competenti soprattutto per verificare che le costruzioni rinvenute siano o meno legate ad attività di caporalato e alla malavita organizzata”. Esposito lo afferma dopo le verifiche effettuate sul territorio dal sindacato di strada che in questi periodi dell’anno si muove nelle campagne dove si svolge la raccolta del pomodoro.

“L’infiltrazione della malavita organizzata mina fortemente il lavoro posto in essere dal coordinamento regionale per la lotta al caporalato rafforzato da protocollo sperimentale nazionale per il contrasto al caporalato e allo  sfruttamento lavorativo in agricoltura – continua Esposito – Una misura che ha consentito di realizzare all’interno del centro di accoglienza di Palazzo San Gervasio un centro per l’impiego attualmente attivo e un ambulatorio sanitario.
A breve partiranno anche le navette per il trasporto dei braccianti dal centro ai campi. Un risultato eccezionale, che pone le basi per il ripristino della legalità e la lotta allo sfruttamento in agricoltura che purtroppo, come evidente, ancora persistono.

La situazione di Matinelle, secondo Esposito non è l’unica. Baraccopoli stanno sorgendo anche nel Metapontino.
“Per la buona riuscita di quanto stabilito dal protocollo e dell’effettivo utilizzo da parte dei braccianti migranti delle strutture di accoglienza previste sia a Palazzo San Gervasio che a Metaponto, urge – conclude Esposito – un immediato intervento degli organi competenti per una verifica delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e della presenza di forme di caporalato”.