Provinciale criticare l’operato di Eni? Bolognetti scrive a Gentiloni

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Di seguito la lettera aperta di Maurizio Bolognetti al presidente Paolo Gentiloni in merito alle dichiarazioni rilasciate durante l’evento “Eni con l’Italia”, svoltosi nei laboratori di ricerca Eni, Technikum di Bolgiano. (leggi nostro articolo)


Signor Presidente del Consiglio,

con il rispetto dovuto a chi rappresenta una delle più alte cariche dello Stato, voglio dirle che non c’è provincialismo nel sottolineare che Eni, una grande azienda di Stato, è assurta al ruolo di inquinatore seriale.

Ad essere provinciali, signor Primo Ministro, sono i vertici Eni, che in Basilicata non hanno avuto cura di un impianto che in base alle Direttive Seveso è classificato a rischio incidente rilevante.

Presidente Gentiloni, lei sa che, il 25 gennaio 2017, Eni ha negato ogni responsabilità in relazione alla presenza di sostanze oleose rinvenute nel depuratore consortile di Viggiano?

L’unico vero provincialismo vive nell’agire di una grande multinazionale, che dalla Nigeria alla Val d’Agri, passando per Sannazzaro de Burgondi, inquina l’acqua, la terra e l’aria.

Come definirebbe, signor Presidente del Consiglio, l’operato di un’azienda di Stato che, anziché investire in sicurezza, preferisce coprire le sue inadeguatezze ricorrendo a massicci investimenti pubblicitari?

Come è potuto accadere che l’Eni sia arrivata al punto di operare in Val d’Agri con dei serbatoi colobrodo?

Provincialismo di chi stigmatizza l’operato di Eni? No, sciatteria di un ceto dirigente che ha arrecato un grave danno di immagine all’azienda.

Provinciale, signor Primo Ministro, è il nostro Stato quando non rispetta le direttive comunitarie in materia di tutela ambientale e, quindi, di tutela della salute pubblica. C’è provincialismo nel mancato rispetto delle Direttive Seveso. E’ stato provinciale, o meglio folle e irresponsabile, autorizzare l’ubicazione di un Centro Olio a pochi metri in linea d’aria da una diga.

Presidente Gentiloni, pochi giorni fa, il quotidiano torinese la Stampa ha raccontato ai suoi lettori che la tribù nigeriana degli Ikebiri ha denunciato l’Eni. Provinciali anche loro o provinciale l’Eni che dovrebbe assumersi la responsabilità dei danni prodotti dalla rottura di un oleodotto?

Noi altri indigeni e terroni lucani rivendichiamo il nostro essere provinciali, se provincialismo fa rima con la strenua difesa dei tesori che ci ha consegnato il Padreterno. Siamo provinciali nella misura in cui siamo animati dalla volontà di difendere e tramandare alle future generazioni preziose risorse idriche.

Signor Presidente, a lei che è l’azionista di riferimento dell’Eni, chiedo di spiegare a Claudio Descalzi che non riuscirà a far tacere coloro che si battono per tutelare la straordinaria Valle dell’Agri e la Basilicata tutta. Scatenare la psicopolizia Eni non servirà.

Ho trovato a dir poco patetico il tentativo dell’AD di far leva su vere o presunte fake news per allontanare l’attenzione dal nocciolo del problema: la sciatteria Eni, il provincialismo Eni hanno provocato la dispersione di oltre 400 tonnellate di greggio a pochi metri da una diga, in un’area delicatissima dal punto di vista idrogeologico.

C’è stato dolo e colpa grave nell’agire di Eni in Basilicata. E se denunciare tutto ciò è provinciale, ebbene, signor Presidente, sono orgoglioso di questo mio provincialismo.

Maurizio Bolognetti

Segretario di Radicali Lucani

Membro della Presidenza del Partito Radicale