Terapia del dolore: due italiani su tre ignorano la legge 38

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La legge anti-dolore, la numero 38 del 2010, funziona e le cure palliative sono efficaci secondo il giudizio di chi le ha usate. Il problema è che pochi sanno che esistono mentre molti pensano che con il termine “terapia del dolore” si intenda solo quella riservata ai pazienti oncologici. Infatti 2 italiani su 3 ignorano le disposizioni previste dalla legge e l’informazione, spesso, non arriva in modo fluido dai medici di famiglia che difronte al dolore prescrivono farmaci ma non consigliano quasi mai (solo il 35% lo fa) il ricorso ai Centri di terapia. E proprio per questa ragione abbiamo intervistato il dott. Antonio Giardina, responsabile dell’U.O. Terapia del dolore dell’A.O.R. “San Carlo” di Potenza, per fare chiarezza su una terapia importantissima per quei pazienti affetti da malattie cronico degenerative non oncologiche.

dott. Giardina
Dott. Antonio Giardina, responsabile U.O. Terapia del dolore dell’A.O.R. “San Carlo”
  • Quali sono le peculiarità della legge 38?
  • Qual è la situazione sulle malattie croniche e sull’utilizzo degli oppiacei in Basilicata?
  • In cosa consiste la Terapia del dolore e a chi si rivolge?
  • Quali sono oggi i vantaggi degli oppiacei?
  • Quando un paziente deve rivolgersi a questi centri di terapia del dolore?
  • La terapia del dolore è stata inserita nei LEA?
  • Qual è secondo lei il futuro della terapia del dolore?

Le risposte del dott. Giardina nella seguente intervista

Dott. Giardina quali sono le peculiarità di questa legge?

La legge 38 è un legge introdotta nel 2010 che sancisce il diritto del cittadino a non soffrire. I due caposaldi di questa legge sono le cure palliative, che interessa il fine vita, e la terapia del dolore come cura delle malattie cronico-degenerative che affliggono numerosi pazienti. La legge prevede che all’interno di ogni ospedale ci sia una assistenza per i pazienti che abbiano dolore e sancisce altresì il diritto e la facilità di prescrizione di farmaci oppiacei. Sancisce in ultimo il dovere delle Aziende sanitarie a pubblicizzare questa legge in modo che il paziente conosca questo suo diritto.

Qual è la situazione sulle malattie croniche e sull’utilizzo degli oppiacei in Basilicata?

La Regione Basilicata ha ottemperato alla legge 38 del 2010 con la delibera 322 del 2012 che prevede in tutto il territorio della Basilicata l’instaurarsi di due reti, quella delle cure palliative e quello della terapia del dolore, istituendo a livello regionale due tavoli permanenti dove afferiscono i professionisti che lavorano in questo settore. Inoltre ha stabilito una rete su tutto il territorio che prevede il concetto di hub e spoke ovvero ogni ospedale ha il suo ambulatorio di terapia del dolore dove possono afferire i pazienti sia oncologici che non e dei punti regionali di riferimento che sono gli hub tra cui vi è il “San Carlo”. Per quanto riguarda la disponibilità dei farmaci oppiaci la legge ha previsto la possibilità che gli stessi vengano prescritti dal medico curante.

In cosa consiste la Terapia del dolore e a chi si rivolge?

Mentre negli anni precedenti all’emanazione della legge 38 già si parlava già di terapia del dolore con riferimento esclusivo a quello oncologica, a seguito della legge si viene a creare anche un focus particolare sulle malattie cronico degenerative non di origine oncologica. I pazienti affetti da malattie osteo-degenerative, malattie croniche neuropatiche, malattie degenerative del sistema nervoso, per cui hanno una predominanza del dolore nella vita quotidiana ma che per varie ragioni non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico, hanno la possibilità di rivolgersi al Centro del dolore dove possono essere seguiti a livello tecnico attraverso l’utilizzo di farmaci e di procedure ambulatoriali, il tutto di competenza esclusiva degli anestesisti.

Quali sono oggi i vantaggi dei farmaci oppiacei?

Va innanzitutto detto che la somministrazione dei farmaci oppiacei è rimessa agli esperti che possono controllare gli effetti secondari. Sono farmaci assolutamente sicuri. Si sta facendo molto su tutto il territorio nazionale per cercare di poter impregnarsi in questo progetto poiché noi pensiamo che un paziente affetto da dolore cronico ovvero che soffra di un dolore persistente da più di sei mesi sia un paziente che abbia bisogni di essere messo sotto terapia e che gli unici farmaci che possono essere utilizzati in questi casi sono i farmaci oppiacei. Quindi possiamo affermare che il farmaco è sicuro, se in mano a professionisti va utilizzato e che il paziente dopo l’utilizzo di questi farmaci non deve essere abbandonato ma deve essere seguito.

Quando un paziente deve rivolgersi ai Centri di terapia del dolore?

Non è il paziente a doversi rivolgere ai nostri Centri. Noi ci auguriamo che siano i medici di base a recepire la difficoltà del paziente e a dare la prima risposta farmacologica. Nel caso in cui il medico di famiglia non sia in grado di gestire la situazione è il medico stesso ad inviare la Centro di terapia del dolore il paziente.

La terapia del dolore è inserita all’interno dei LEA (Livelli Essenziali Assistenziali)?

Si il Ministero della Salute ha di recente esteso la terapia del dolore tra i servizi essenziali coperti dal servizio sanitario nazionale facendo rientrare tale terapia tra le prestazioni garantite a tutti i pazienti aventi diritto.

A sette anni dall’entrata in vigore della legge qual è la percezione da parte dei cittadini di questa nuova struttura?

I risultati non sono molto soddisfacenti o almeno lo sono in parte, è recente la stesura da parte del Ministero della Salute, nella persona di Livia Turco, in qualità di referente nazionale della legge 38, dei dati relativi allo stato di attuazione della legge. Dai dati emerge che i pazienti che hanno avuto accesso ai reparti di terapia del dolore sono molto soddisfatti del loro stile di vita a seguito della terapia. Il problema maggiore, però, è che non tutti lo conoscono. Emerge in fatti che solo 1 paziente su 5 conosce i Centri di terapia del dolore.

Qual’è, secondo lei, il futuro della terapia del dolore?

Io sono un positivo di natura ma secondo me abbiamo ampi margini di miglioramento. Sarà perché lavoro in un’Azienda come questa, sarà perché alle spalle abbiamo una Regione ed un Ministero della Sanità che stanno investendo molto in questo campo, sono sicuro pertanto che andrà bene. L’AOR “San Carlo” sta portando avanti una campagna su tutto il personale di sensibilizzazione alla legge 38, c’è un tavolo aziendale per discutere del futuro di questa materia, sono dunque sicuro che andrà sempre meglio.